Rassegna storica del Risorgimento
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1954
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La circolazione delle idee
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La ribellione degli individui è spesso il sintomo, il segno del limite dèlia capacità dimostrata dall'assolutismo illuminato di assorbire le capacità tecniche e intellettuali. Verri, e Beccaria sono alti funzionari, ma Corani, che pur teorizza il vero dispotismo, emigra e cerca inquieto la sua strada per tutta l'Europa. Deruna, Barelli, Alfieri, dopo Radicati, escono dal Piemonte dove la spinta data da Vittorio Amedeo H ha perso di slancio e di audacia. Anche dal napoletano emigra De Felice che creerà a Yverdon uno dei più importanti centri tipografici della Svizzera settecentesca. Pilati, che teorizza la riforma dell'Italia, è uno dei più cosmopoliti dei nostri illuministi. Galiani è insieme un diplomatico e un membro della libera repubblica dei filosofi. Effettivamente i nostri emigrati del Settecento, coloro che portarono al di là delle Alpi non soltanto l'animo loro (Verri stesso si vantava di avere una marnerà di ragionare europea e non milanese ), ma anche il loro corpo rappresentano quel distacco che già aveva creato in Francia il partito dei filosofi, ma in modo individuale, disperso, spesso con caratteri che hanno dell'avventura. Uno solo, Alfieri, saprà trarre dal suo contatto con l'Europa settecentesca e dalla sua rivolta contro il dispotismo illuminato un valore nuovo ed assoluto e sarà cosi salutato l'iniziatore di una nuova epoca.
I fermenti costituzionali e preliberali nascono nel seno stesso delle riforme, per sviluppo o per contrasto. Là dove si era avuta la realizzazione più armonica dell'assolutismo illuminato, in Toscana, la costituzione nasce come un frutto, tenuto gelosamente segreto, ma pur già maturo. A Milano il vagheggiamento di forme di libertà nasce come reazione contro la sempre più dura politica accentratrice di Giuseppe II, che altrove, in Belgio, suscita una delle prime rivolte settecentesche dove si fondono elementi tradizionali e fermenti rivoluzionari. Il sorprendente guelfismo di Alessandro Verri e la difesa persino dei gesuiti contro la politica di forza di Giuseppe DI compiuta da Pietro Verri sono dei sintomi di quest'ambivalente reazione all'accentuarsi dell'assolutismo. Ma il suo più autentico pensiero politico egli Io esprimerà nel 1790, chiedendo una costituzione civile . Lo studio di Carlo Morandi sulle Idee e formazioni politiche in Lombardia ci ha mostrato in tutta la sua complessità i diversi aspetti di questo problema.
II ritorno a Montesquieu e una sempre più accentuata influenza inglese sono i caratteri europei più evidenti di questo costituzionalismo settecentesco che si esprimerà in Galiani come in Dal ma zzo Vasco. Esso sarà sepolto dall'ondata della Rivoluzione francese, ma continuerà a fermentare negli animi. Fin dai primi sintomi una cosa risultò chiara: in Italia meno che altrove era possibile trovare degli addentellati con le istituzioni tradizionali, cosicché le forme della libertà debbono essere create sul nuovo terreno, preparato dalle riforme. La Francia poteva richiamarsi agli Stati generali, la Spagna ai fueros o alle cortes. I progetti di Gianni o di Verri sono creazioni della nuova élite. Se si eccettuano la Sicilia, la Sardegna e in qualche modo Venezia, eentri di minor movimento riformatore, il costituzionalismo italiano sarà, fin dall'inizio, frutto del pensiero europeo e dell'esperienza fatta negli stati italiani che si modernizzano, non ritorno, anche puramente simbolico, al passato.
Il sorgere dell'idea di nazione ed il patriottismo parole antiche che esprimono una nuova realtà è anch'esso legato ad un parallelo movimento dell'Europa della seconda metà del Settecento. H nostro pensiero corre subito