Rassegna storica del Risorgimento
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1954
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La circolazione dette idee 211
grafie corno quelle di Nilo Calvini, per non citare che qualche esempio, continuano il sistematico approfondimento di questo complesso movimento. Dal nostro punto eli vista particolarmente importante appaiono pure le ricerche compiute in Austria e in Germania, da Wintcr, Maas, Valjavec ed altri, le quali hanno posto di nuovo in tutta la sua ampiezza il problema dei rapporti tra giuseppinismo, regalismo e giansenismo. Tutta una serie di contatti tra il mondo di lingua tedesca e l'Italia s'inquadra cosi in una visione d'assieme che ci permette di vedere la diffusione delle idee di Muratori, Tinte-resse di figure come quella di Carlo Antonio Martini, o il diverso atteggiarsi dei vari elementi che compongono l'Impero di fronte al problema della tolleranza. Mentre attraverso lo studio di Pilati o della settecentesca Helvetia mediatrix avevamo imparato a conoscere la circolazione delle idee illuministiche tra I*Italia ed alcuni paesi di lingua tedesca, questi lavori hanno allargato il campo, ponendo a contatto le ideologie con gli immediati problemi deiramministrazione. Quel che manca soprattutto, per approfondire ulteriormente la nostra conoscenza di questo tardo giansenismo, è uno studio parallelo a quello di Préclin, sul parrocchismo, sui problemi della riorganizzazione strutturale della Chiesa. Le visioni' teologiche non bastano a spiegare le contraddittorie reazioni di fronte alla costituzione civile del clero o alla rivoluzione. Basso ed alto clero, potere dei vescovi e dei concili, istituzione divina dei parroci, ecco i diversi aspetti di una realtà insieme ideologica e politica, che pesò notevolmente, come è noto, sulla fine del diciottesimo secolo, prima e durante la rivoluzione.
La tempesta rivoluzionaria non cominciò al centro dell'Europa dei lumi, ma per così dire ai suoi margini: Corsica, Colonie americane, e, ad oriente, rivolta di Pugacév e Polonia. Il mito rousseauiano della contrapposizione del primitivo alla civiltà corrotta sembra realizzarsi. Corani e Vasco in Corsica, Mazzei in America, Piattoli in Polonia, tentano di portarvi o portano un elemento del nostro illuminismo, lo pongono a raffronto con realtà cosi diverse e così difficili. Dall'attività di Mazzei alla costituzione di Piattoli il contributo degli Italiani è significativo e non è che un aspetto dell'interesse che queste rivoluzioni suscitano nei vari stati della penisola. Gli echi dell'azione di Paoli o di Washington e Jefferson sono noti. L'apporto della colonia italiana a Varsavia è stato recentemente esaminato da Jean Fabre nella sua grande opera su StanislasAuguste Poniatowski et l'Europe des lumières .
Quando la rivoluzione ha inizio e si sviluppa finalmente al centro dell'Europa dei lumi, tutti gli elementi della nostra vita politica sono rimessi in più rapido movimento.
Per la prima volta si formano contemporaneamente, in diversi'stati, a Napoli, Torino, Bologna, Palermo, ecc. dei gruppi che hanno non soltanto un programma ideale, ma un metodo d'azione in comune, che operano collegati anche quando non sono organizzativamente a contatto. Al centro sta la figura di Filippo Buonarroti, quest'uomo che considerò sempre come massimo onore la naturalizzazione francese concessagli dalla convenzione e che per primo impostò politicamente il problema dell'unità d'Italia. Gli studi della Onnis, di Cantimori e Saitta hanno posto su nuove basi l'indagine storica su di lui. I recenti libri di Galante Garrone l'hanno seguito dall'epoca della BUS emigrazione in Corsica fino alla morte, ancora al centro delle congiure repubblicane ed egualitarie nell'Europa scossa dalle tre giornate di