Rassegna storica del Risorgimento
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1954
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Franco Venturi
ha citato nel suo libro sul Mito e realtà della Spagna, frase che sintetizza la guerra d'indipendenza spagnola: ivi il monaco e il libero muratore, il medioevo e il secolo XVIII, la democrazia e la monarchia si diedero la mano sul campo dell'indipendenza nazionale in perìcolo . Ma i miti tanto contraddittori si scontrano politicamente e, storicamente si risolvono con il prevalere di quelle forze che uniche hanno vitalità sufficiente per affermarsi. U tentativo di fare dell'esercito l'arbitro della situazione, non più a scopo dittatoriale come era avvenuto per Napoleone, ma liberale, costò alla Spagna lunghi decenni di guerre civili, come portò alla passività, all'immobilità gli ufficiali insorti a Pietroburgo e introdusse un germe d'irreparabile debolezza nei moti di Torino e di Napoli. Sperare che la costituzione, fosse essa quella di Cadice o la Charte octroyée, potesse comporre il profondo dissidio tra liberalismo aristocratico e risorgente democraticismo giacobino o girondino si rivelo allora un illusione. Legare un moto rivoluzionario ad una crisi dinastica era prematuro. Non riuscirà che nel 1830 in Francia. E l'elemento nazionale non doveva affermarsi che in Grecia, per essere altrove travolto nella situazione internazionale.
Il campo era aperto al sempre più largo diffondersi delle idee reazionarie o alla ripresa, sul piano culturale, della riaffiorata tradizione illumiivistica e liberale.
Malgrado potessimo vantare come di casa nostra una delle colonne del legittimismo, reazionarismo e neo-fideismo cattolico, malgrado tutta l'importanza di de Maistre, anche l'accasciarsi spirituale e il rassegnarsi religioso è insieme fenomeno europeo e italiano e trova il suo centro in Lamennais. Malgrado gli elementi attivi contenuti nelle opere di quest'ultimo e che si riflettono più o meno profondamente anche nei suoi seguaci italiani, bisogna riconoscere che la lettura di gran parte degli scritti del cattolicesimo della restaurazione ha l'efficacia del resto assai filantropica di conciliare il sonno, come giustamente ha osservato Walter Maturi a proposito delle riviste piemontesi dell'epoca di Carlo Felice. L'aria si fa respirabile quando ai esce dalle pesanti teorizzazioni, quando la pietas volge gli occhi addentro nelle coscienze individuali o risale nel tempo e con umiltà guarda al medioevo. Le bellissime pagine che Croce ha dedicato alla nostra storiografia guelfa, in quella Storia della storiografia del secolo XIX che è uno dei suoi capolavori, ci hanno mostrato dove stiano i frutti positivi, per la nostra nascente coscienza nazionale, di questo momento di chiusura e, nei migliori, di raccoglimento. I frutti peggiori stanno in quell'attivismo propagandistico e missionario che Omodeo ci ha scolpito nelle pagine che ha dedicato alla restaurazione in Francia e in Italia.
La formazione invece di una opinione liberale, che esca dalle sette e crei tutta una cultura, è opera di coloro che riannodano le file là dove si poteva riannodarle e cioè al riformismo settecentesco e che insieme si rifanno al nucleo intellettualmente più vivo dell'opposizione a Napoleone, richiamandosi a Madame de Staci, a Sismondi e poiana cultura della restaurazione francese. Dal Conciliatore agli Annali di statistica e all'Antologia si svolge questa paziente assimilazione delle passate esperienze e della vita intellettuale che ai sviluppa in Europa. Il recente, finissimo, saggio di Sestan sulla formazione di Gino Capponi ci ha fatto cogliere l'azione di questi diversi elementi, il loro afumare e conciliarsi in un animo particolarmente sensibile.