Rassegna storica del Risorgimento

anno <1954>   pagina <219>
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La circolazione delle idee 219
della sua vita! L'idea-forza della nazione è anch'essa un mito, e, come tutti i miti, una inopia della mente , per dirla con Vico. La sua giustificazione sta nella coscienza del limite imposto alla propria opera e questo scuso Maz­zini 1 ebbe, se non sempre chiaro sul piano ideologico, profondo sul piano mo­rale e come nessun altro seppe infonderlo nei suoi seguaci.
Politicamente segnò quel limite ponendo con altrettanto fervore le altre patrie accanto alla patria italiana, creando la Giovine Europa. L'idea stessa di iniziativa italiana, come ha notato Maturi, gli permise di strappare al mandarinato della reazione italica l'idea della nazionalità italiana, che nelle tradizionali forme nazioual-umanistichc era stata una barriera all'entrata dell'Italia nell'Europa vivente. Se la sua visione dell'Europa restò ispirata ad una mitica armonia prestabilita delle libere nazioni, sul piano dell'azione tese a concretarsi in una serie di raggruppamenti internazionali di rivolu­zionari e nella continua, ansiosa ricerca di forze, lontane e vicine, che potessero svilupparsi parallelamente al Risorgimento dell'Italia.
Dove il limite si fa sensibile, non come attivo sforzo per concentrare le energie, ma come una mancanza, è nei suoi rapporti col sansimonismo e con il cartismo, per limitarci a due esempi della sua attività anteriore al 1848. U sansimonismo, che pur tanta importanza ebbe nella sua formazione, di cui egli rivisse con tanta intensità formule e sentimenti, sembrò sfuggirgli quasi integralmente nel suo aspetto propriamente economico. Il cartismo, che pure lo portò a riporre chiaramente il problema della democrazia e che ebbe notevole influenza nel fargli conoscere il problema sociale moderno (ed è questo un tema che meriterebbe di esser approfondito) fu da lui criticato per ragioni dottrinarie. Sono utilitari, che Dio li fulmini! , scrisse un giorno, chiudendo così volutamente gli occhi di fronte allo sviluppo del movimento democratico e allo stesso rinnovamento radicale della cultura inglese. Anche le sue letture ed i suoi contatti personali (ad esempio con Carlyle) sono spesso animati dal desiderio di trovare un aumento alla propria fede (in Lamennais, in Leroux o George Sand) più che non rese necessarie dalla volontà di conoscere questo o quell'aspetto della realtà immediata, italiana o europea.
Il rapporto di Mazzini con la vita culturale che precede il 1848 è così un assieme di straordinaria sensibilità nello scoprire energie che avrebbero potuto mettere in movimento gli uomini e di chiusura volontaria rispetto ai fermenti critici che si andavano rifacendo a quel secolo dei lumi per cui egli ebbe una forma di cecità. La storia della Giovine Germania è tra le più carat­teristiche: l'organizzazione gli venne per così dire strappata di mano da coloro che rappresentavano quel che egli si rifiutò di considerare come ima forza positiva.
Nei suoi limiti attivi e passivi fu insomma la fede, come egli non si stancò di ripetere, ohe fece di Mazzini il rappresentante di tutta un'Europa e l'animatore di quella vita clandestina e di quei ripetuti tentativi che saranno per decenni l'esempio e il modello dei rivoluzionari. Ancora nel 1862 sorgeva a Mosca un gruppo che prende il nome di Giovine Russia, H contenuto poli­tico è ben lungi dall'essere mazziniano, ma il richiamo alla tradizione rivolu­zionaria italiana è esplicito e voluto.
Imporre ai liberali-nazionali l'idea di unità non era naturalmente un programma a scadenza immediata, malgrado le speranze e le illusioni di Mazzini stesso. Intanto reazionari moderati e riformatori riprendevano il