Rassegna storica del Risorgimento

anno <1954>   pagina <220>
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Franco Venturi
sopravvento in Italia. Se i primi non hanno in genere molto a che fare con la circolazione delle idee, non foss'altro perchè nei loro giornali e scritti di idee ne circolano ben poche, i secondi seppero di nuovo alleare un appas­sionato, attivo senso della realtà dei loro paesi e una conoscenza del mondo moderno.
Quel naturale senso di vivere in Europa, che sentiamo nel giovane Cavour diventa men raro anche in altri, seppure, naturalmente, in lui si esprime con quella lucidità che è soltanto sua. La formazione degli uomini che diri­geranno i moti del '48 e poi la fase decisiva del Risorgimento ci fa seguire passo passo questi legami con Francia, Svizzera, Inghilterra, che avvengono attraverso libri come attraverso viaggi o contatti personali. Talvolta la cul­tura europea dell'epoca del juste milieu diventa l'elemento centrale della vita di questi uomini, che non possono più credere appieno nelle riforme all'interno dei propri stati (come era avvenuto nel Settecento) perchè la realtà economica stessa ha reso questi limiti troppo angusti, perchè una speranza d'Italia, che è già in loro, ha fatto impallidire i vecchi patriottismi locali, senza che d'altra parte essi siano sempre animati da una precisa volontà di unità. Cercano così nel liberismo dell'età di Cobden o nel liberismo di Guizot la base della loro vita stessa o nei piani diplomatici di un'Europa futura la chiave del problema italiano. La loro forza consistette nella continua rielaborazione dei problemi economici, tecnici, locali, forza che è stata sempre apprezzata al suo giusto valore dagli storici, da Ciasca a Greenfield.
Tuttavia proprio questa mancanza d'una ispirazione centrale, che tanto forte era in Mazzini, e tanto debole spesso è nei nostri moderati prequa­rantotteschi, ne faceva delle forze politicamente disponibili, in ultima analisi all'idea dell'unità, e, intanto, ai miti del nco-guelfismo. Gli studi di Jemolo, di Petrocchi, di Bulferetti e di altri ci hanno fatto seguire il lungo e tortuoso procedere del mito neoguelfo dalla restaurazione in poi. Gli scritti di Omodeo hanno fissato i caratteri essenziali dell'uomo in cui questo mito fini per in­carnarsi. Simile a tanti altri tentativi romantici di ridar vigore ad antiche forme ed istituzioni, da Lamennais al romanticismo tedesco e alla slavofilia russa, che con il neo-guelfismo hanno tutti dei punti in comune, anche la storia del giobertismo è la storia della sua dissoluzione e cioè delle forze che esso mise in movimento senza poterle poi dominare.
Accanto ai reazionari e ai moderati, i radicali. Grazie all'opera di Roma-gnosi e di Cattaneo era sorta a Milano, e si era irradiata altrove, una forza ideale che può essere utilmente raffrontata al radicalismo inglese e che, grazie al genio personale di Cattaneo, seppe raggiungere un livello eccezionalmente alto di cultura. Proprio quegli utilitari su cui Mazzini voleva far scendere i fulmini del suo Dio avevano creato una nuova forma, particolarmente intel­ligente, della tradizione riformatrice italiana.
Non credo che in questa breve rassegna di un tema tanto vasto sia nep-pur possibile tentare di sintetizzare, anche soltanto in forma sommaria, i rapporti: internazionali, che furono di idee come di forze diplomatiche, inter­corsi al momento del gran rendiconto di tutte le energie accumulate in Europa, al momento della rivoluzione del 1848-49. Anche sul piano della ricerca, una visione d'assieme degli studi compinti negli ultimi anni non può non andare al di là del mio modesto compito, ed è già stata fatta da altri meglio di quello che potrei fare ora. Dagli echi così vari e caratteristici che il nostro '48 ebbe