Rassegna storica del Risorgimento

anno <1954>   pagina <221>
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La circolazione delle idee
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negli Stati Uniti d'America, la cui cronaca ci è stata narrata da Howard R* Marraro, al diario di Herzen e al comitato italo-slavo che Lorenzo Valerio creò a Torino nel 1849, dai fondamentali rapporti con le vicende francesi agli echi in Italia del parlamento di Francoforte e della rivolta ungherese, tutta un'epoca della storia si presenta ai nostri occhi, pazientemente chiarita dalle indagini già compiute e dove ritroviamo pur sempre nuove fila da seguire pazientemente, per conoscere sempre più a fondo quell'incrocio di motivi sociali e nazionali, locali ed europei, liberali e democratici, che fece la grandezza e la tragedia della primavera dei popoli*
Se lo permettete, vorrei fissare un momento la vostra attenzione su un punto solo. Il '48 italiano, accanto alla prova della grande varietà di situazioni locali che costituì la ricchezza e la debolezza insieme di tutto il movimento; accanto alla prova che il Piemonte era capace di assumere in Italia dapprima la funzione che la Francia della Citane aveva saputo assol­vere nell'Europa della restaurazione e poi quella di centro unificatore; accanto alla prova che Mazzini poteva imporre l'idea dell'unità ma non porsi perso­nalmente alla testa delle forze che la realizzeranno, diede anche origine al primo nucleo di idee propriamente socialiste e al primo gruppo di uomini che tenteranno di legare politicamente questa corrente emersa alla luce dei fatti in Europa alla realtà italiana. Lontano nel ricordo, e praticamente dimenticato, era il babeuvismo che era stato legato al primo sorgere del­l'idea dell'unità italiana, dispersi, piccoli e individuali i germi ohe qua e là erano apparsi prima del '48 e che la ricerca recente ha riportato alla luce, attivi, ma senza la vigorìa che assunsero altrove in Europa, gli elementi di rifórma sociale che la Repubblica romana come hanno dimostrato i lavori di Demarco, Livorno, Venezia e la pubblicistica un po' ovunque in Italia avevano rivelato. Ma soltanto quando, in tutta l'Europa, i rivoluzionari spe­rarono in una ondata di rivolte contadine, popolari, proletarie che avrebbero spezzato il ciclo della reazione, quando il timore della rivoluzione rossa si ingigantì nelle classi conservatrici, soltanto allora, nelle discussioni tra Ferrari, Cattaneo, Fisacane, così come in Orsini, Montanelli o Frapolli sorse una prima impostazione del problema italiano che è nettamente influenzata dall'espe­rienza fatta ovunque in Europa e soprattutto in Francia dalle correnti socialiste.
Il problema sorge dalle cose stesse. Vediamo così Ce muschi in carcere a Civitavecchia alla fine del 1849 leggere Romagnosi e trovarvi tutte le questioni che in Francia si avvolgono oggidì confusamente nello spaventante nome di socialismo. L'emigrazione favorisce naturalmente questo scambio di esperienze. Non è forse curioso leggere in una lettera del 2 maggio 1850 d'un emigrato russo, Sazonov, diretta a Marx da Ginevra, accanto alle sue riflessioni su Proudhon e su Mazzini, la dichiarazione che Frapolli si è dimo­strato socialista panteista e ha fatto così quel che non aveva osato fare pubblicamente fino allora nessuno degli italiani? A questa sua nuova fede nel socialismo sarebbe stato improntato il libro che Frapolli stava prepa­rando e che poi si intitolò Briefwechsel unscrer Zcit, von einem revolu-tionSrem Diplomaten, und politiche Studien iiber die Jahre 1848-49 in Frankreich und Italien, che pare sia stato pubblicato poi a Basilea nel 1850, ma che non mi è riuscito mai di vedere. Lo segnalo appunto sperando che qualcuno di voi sia stato o sia in futuro più abile di me in questa ricerca.