Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1954>   pagina <223>
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L'EMIGRAZIONE POLITICA ITALIANA HBBL DEL RISORGIMENTO flHHV
Al principio del 1790, Filippo Buonarroti fondava a Bastia il Giornale Patriottico di Corsica. In questo rarissimo periodico, che ho avuto la ven­tura di scovare di recente in un paesello sperduto della Corsica, e ohe oggi è a disposizione degli studiosi nella Biblioteca Feltrinelli di Milano, il gio­vane Buonarroti da poco espatriato lanciava un drammatico appello ai suoi conterranei: L'uomo onesto, lo scrittore illuminato fugga l'abitazione del fanatismo e dell'oppressione. Costretto ad adulare, ritarda l'apparizione della luce: in tale dolorosa alternativa la ragione gli somministra nella fuga il mezzo di restare intatto da ogni cospirazione. I principi! sacrosanti della umana felicità presso qualche popolo, i suoi sforzi, il suo coraggio, e la sua costituzione sono i precursori della generale redenzione. Correte uomini vir­tuosi: là si salva la vostra Patria; di là si prepara lo sviluppo della ragione . Si sente, nell'enfasi e nello slancio ottimistico di questa perorazione, la deci­sione ormai definitiva di rompere i ponti con l'angusta vita granducale, e di cercare nella Francia redenta a libertà, e nuova patria di tutte le anime libere di Europa, un più ampio campo di attività. Là (cioè in Francia), si salva la vostra Patria; di là si prepara lo sviluppo della ragione . La fuga, e il ripudio della piccola patria aduggiata dalla tirannide, e il porsi a ser­vizio della Francia perchè di là più rapidamente il fuoco della Rivoluzione si appicchi alla Toscana e a tutta l'Italia: è questo, per Buonarroti, un im­prescindibile dovere di uomo e di cittadino, oltre che un'elementare neces­sità di scampo alle persecuzioni poliziesche. Ha scelto la Corsica, perchè è il territorio francese più vicino alla sua terra natale, e perciò adatto più di ogni altro alla propagazione dello sperato incendio rivoluzionario; perchè particolarmente ispiratrici e incitataci erano per lui, alimentate anche dalla consuetudine all'Università di Pisa con ardenti patrioti còrsi, le tradizioni isolane di resistenza all'oppressione; soprattutto perchè la Corsica era il paese idealizzato da Rousseau, il grande maestro dei suoi giovani anni, e v'era quindi da sperare che i germi della rivoluzione vi attecchissero con prodigiosa fecondità. La liberazione della Toscana, e dell'Italia, e di tutto il genere umano sarebbe avvenuta di rimbalzo, per virtù redentrice della Francia.
Non a caso, e nemmeno, spero, per unilaterale predilezione di studioso, ho preso le mosse da questa che è la figura più rappresentativa del giaco­binismo italiano. Filippo Buonarroti è forse, in ordine di tempo, il primo emigrato politico del Risorgimento. Qualcuno penserà che non sarebbe arbi­trario risalire, in una storia dell'emigrazione politica del Risorgimento, ai precursori, illustri ed oscuri, del Settecento: ai curiosi viaggiatori d'altri paesi, ai perseguitati e agli insofferenti, ansiosi di nuovi orizzonti, ai nova­tori e ai ribelli, agli eredi, più o meno consapevoli, di una secolare e glo­riosa tradizione di fuorusciti per cause politiche o religiose. Ma soltanto con la rivoluzione francese si fa d'improvviso concreto e attuale il problema della trasformazione politica del nostro paese; e l'unità e la libertà diventano