Rassegna storica del Risorgimento
EMIGRAZIONE POLITICA
anno
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1954
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pagina
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227
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L'emigrazione politicar italiana del Risorgimento 227
aveva riacceso in Francia l'illusoria speranza di una ripresa giacobina, erano proprio gli Amar, i Drouet, gli Antonelle, tutti più o meno compromessi nella congiura di Babeuf. Era un'alleanza, si badi bene, che non sorgeva tanto sul terreno delle rivendicazioni sociali e delle affinità ideologiche, quanto sulla comune opposizione politica al Direttorio. Uomini come il Cerise e il Pellisseri e il Bonafous valutavano con estrema prudenza e con acuto senso del reale l'humus sociale italiana, che non consentiva gli arditi esperimenti vagheggiati da Buonarroti per la Francia. Ma, fatta questa avvertenza, non può disconoscersi la significativa importanza di questa istintiva alleanza dei nostri emigrati con l'opposizione di sinistra al Direttorio (la quale del resto, nonostante la taccia di anar-chismo mossale dai governanti, era aliena, nella sua grande maggioranza, dalle posizioni ideologicamente estreme del babuvismo). L'esperienza fatta dai nostri emigrati in quegli anni fu, tutto sommato, piuttosto confusa e apparentemente sterile. I giacobini unitari furono sconfitti. Taluni, mossi da rancore antifrancese, si buttarono dalla parte degli avversari; altri, per contro, si fecero in tutto e per tutto francesi; altri ancora, irrequieti, si occultarono nel mistero settario. Molti di loro, alcuni anni dopo, si sarebbero lasciati assorbire, più o meno riluttanti, dal regime napoleonico. Tuttavia, furono proprio questi giacobini che, nella scia della Francia, tra i primi sentirono e fecero sentire, sia pure in modo immaturo, il concreto problema dell'unità e dell'indipendenza italiana.
La prima ondata di emigrati del 1799 in terra di Francia, dopo avere indirizzato al Direttorio, al Consiglio dei Cinquecento e al Consiglio degli Anziani progetti e appelli che furono ancor di recente studiati sulle riviste francesi, era rifluita quasi per intero in Italia, con la repentina riscossa delle armate napoleoniche. Sotto il Consolato e l'Impero, non si può dunque parlare di una compatta emigrazione politica, che fuori dei confini d'Italia agitasse i problemi politici della penisola. Esistevano soltanto individui sparsi qua e là, per lo più avvolti nell'ombra delle cospirazioni e delle sette. La storia di queste misteriose trame può dirsi ancor tutta da scrivere. Sarebbero sommamente desiderabili minute ricerche negli archivi pubblici e privati d'Italia e d'Europa, per far luce su queste figure isolate, sull'evoluzione delle loro idee e sui loro maneggi cospirativi: perchè, per quanto fragile fosse questa trama occulta che si irraggiava su tutta l'Europa, furono in realtà questi fili segreti che assicurarono una certa continuità fra le esperienze della grande rivoluzione eia ripresa cospirativa sotto la Restaurazione, e arricchirono di una complessa problematica la vita politica delle future emigrazioni. Anche in questi anni, in cui l'astro napoleonico splendeva alto sull'orizzonte d'Europa, una delle figure più significative è certamente quella di Filippo Buonarroti. Confinato a Sospello, aveva ripreso a cospirare e si era incontrato con Antonelle; e più tardi, a Ginevra, centrale della vita culturale ma anche settaria europea, aveva intensificato i suoi contatti con italiani, francesi, svizzeri, tedeschi. Esistono agli Archivi parigini numerosi documenti ancora ignorati, che documentano l'ampiezza di questi suoi legami segreti. Ma un'altra figura che ancora attende di essere studiata, è quella ài Luigi Angeloni. Si sa ch'egli partecipò alla congiura del Malet; ma quel che pochi sanno, e che nessuno ha ancora analizzato a fondo, è la qualità di alcune persone che allora gravitavano intorno al Malet, persone