Rassegna storica del Risorgimento
EMIGRAZIONE POLITICA
anno
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1954
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pagina
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229
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Vemigrazione polìtica italiana del Risorgimento 229
e le speranze e le delusioni dei nostri patrioti. Qui basterà ricordare che Bozzi Granville svolse da Londra una parte non trascurabile per appoggiare queste prime rivendicazioni nazionali: con i giornali da lui diretti, con un insistente lavorio diplomatico, con ripetuti tentativi d'influenzare l'opinione pubblica britannica (si pensi alla sua amicizia con James Perry, direttore del Morning Chronicle), e con l'appello del 1814 ad Alessandro I sul destino dell'Italia. Molti anni dopo, nell'agosto del 1848, egli avrebbe rivendicato, in una lettera aperta a Palmerston, questa sua giovanile iniziativa a sostegno dell'indipendenza italiana. Effettivamente, Bozzi Granville era stato ben più che un agente inglese. La sua azione e i suoi scritti meriterebbero di essere esaminati con cura. Quel che mette conto di osservare, a conclusione di questa prima parte della nostra rassegna, è che le asserzioni unitarie dei nostri emigrati provenivano non solo dal giacobinismo di origine francese, ma anche dal costituzionalismo liberale di stampo britannico: si tratta di due momenti, di due tendenze ben distìnte, che si sarebbero avvicinate negli anni seguenti, e a volte strettamente alleate e intrecciate, perdendo sia I'una sia l'altra le scorie di una troppo immediata dipendenza dalle loro matrici, e confluendo a tratti nello stesso alveo, con un più forte accento nazionale: ma non si sarebbero mai veramente fuse in una sola corrente. Non si può comprendere appieno la storia della nostra emigrazione politica se non si tien conto di questa confluenza ma anche di questa distinzione.
Neppure con la Restaurazione si ebbe un esodo in massa di emigrati politici. Furono piuttosto taluni individui che, insofferenti della dominazione austriaca e del ritorno delle piccole corti retrive, o troppo compromessi nelle ultime vicende della penisola, o ansiosi di più vasti orizzonti culturali, risolsero di espatriare, e si diressero là dove li attirava un più alto livello di vita civile: in Svizzera, in Francia, in Inghilterra. Uomini illustri od oscuri, sarebbero rimasti quasi tutti ai margini dell'emigrazione politica, proprio perchè non era stato un fattivo proposito di combattenti della libertà, o un'assoluta necessità di salvezza a spingerli oltre i confini d'Italia, ma piuttosto uno spontaneo anelare a paesi più propizi alle loro esigenze spirituali, ai loro studi, alla loro dignità di uomini liberi ed anche alle loro ambizioni; ed era quindi fatale che molti di loro si tenessero lontani dagli esuli più attivi e intraprendenti, che di li a pochi anni sarebbero giunti in folla nelle stesse contrade. Le celebri parole di Carlo Cattaneo: Foscolo dava all'Italia, lasciando la patria spontaneamente, una nuova istituzione: l'esilio possono commuoverci per la loro scultorea bellezza, ma non possono essere accolte come un giudizio storico, se dell'esilio vogliamo considerare, come qui ci proponiamo, proprio l'aspetto politico, istituzionale, cioè la sua capacità di incidere sugli avvenimenti, di cooperare al Risorgimento. Per questo diciamo che uomini come Ugo Foscolo, o come Pellegrino Rossi, si sono tenuti volontariamente ai margini della nostra emigrazione politica, e non contano, nella storia di questa emigrazione, quanto comunemente si crede. Sarebbe d'altra parte un errore misconoscere l'influenza, sia pure mediata e indiretta, che uomini siffatti esercitarono. Quel ohe abbia rappresentato il soggiorno di Ugo Foscolo in Inghilterra, è troppo universalmente noto perchè se no debba qui riparlare, tanto più dopo la recentissima opera del Vincent. Più complessa, dal nostro punto di vista, è la figura di esule che l'indimenticabile Giovanni Ferretti ha tratteggiata in un bellissimo saggio su Pellegrino Rossi