Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1954>   pagina <234>
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Alessandro Galartlu Garrone
cominciarono a intendere il valore rivoluzionario della guerra dei parti­giani , come già allora la si chiamava, e le norme a cui avrebbe dovuto obbedire, per riuscire veramente efficace, Mazzini avrebbe cercato più tardi di raccogliere questo insegnamento.
Gol crollo dei costituzionali in Spagna, con le espulsioni dalla Svizzera, con le vessazioni della polizia francese, molti esuli erano costretti a rifluire in paesi più lontani e più tranquilli: specialmente nei Paesi Bassi e in Gran Bretagna. Sugli emigrati politici in Inghilterra, abbiamo già lavori eccel­lenti, come quelli della Wicks e del Vincent. Ma ancora molto resta da fare: perchè la buona conoscenza che oggi si ha delle vicende di alcuni esuli, come Ugo Foscolo, Gabriele Rossetti o Antonio Panizzi, è ben lungi dall'esaurì re il campo delle ricerche. Per la prima volta, molti Italiani avevano modo di vedere l'Inghilterra da vicino, e di correggere i pregiudizi o temperare l'en­tusiasmo un pò1 scolastico con cui avevano varcato la Manica. Questi esuli dell'Ottocento erano venuti in Inghilterra col loro bagaglio di prevenzioni o di simpatie piuttosto astratte, ereditate in parte dagli scrittori e dai viag­giatori del Settecento italiano: Alfieri, Baretti, Verri, Filangieri. Si trattava di spunti anglofobi o anglomani di vecchia data, che sopravvivevano tenaci anche nei primi anni del loro soggiorno in Gran Bretagna. A tutto questo andò presto sostituendosi la viva concretezza delle constatazioni e dei giudizi diretti. Taluni esuli rimasero sempre piuttosto refrattari e diffidenti; ma nei .più ci fu la consapevolezza di un'esperienza positiva, che avrebbe dato i suoi frutti. Essi sentivano veramente, come qualcosa di vivo e di reale, la libertà radicata nei costumi e nelle istituzioni. Il 14 giugno 1824 Santarosa scriveva all'amico Provana: Credo tuttavia di conoscere abbastanza la costituzione della società inglese per poterti dire senza taccia di temerità che essa ha una saldezza incredibile, e che assicura all'uomo una porzione di libertà e uno sviluppamene delle sue facoltà, maggiori che negli altri Stati di Europa. Stolta cosa il blaterare contro l'aristocrazia inglese, benché qui si faccia da uno sterminato numero di persone. Un'aristocrazia che è sottomessa alle leggi, e alla quale può sorgere agevolmente chiunque per l'industria propria o dei suoi si fa ricco, è un elemento necessario in una nazione grande e ric­chissima, ne può mai dirsi trista a ragione. Se tu vedessi crescere le proprietà, sorgere le case, nascere i giardini, le vie come per incanto [qui Santarosa pro­babilmente alludeva allo sviluppo del Regent's Park district nel 1823, e alla febbre di costruzioni che allora aveva invaso l'Inghilterra], tu benediresti l'incognita divinità autrice dei prodigi. Ma non è incognita: è la Libertà, ma vera, non di parole; non iscambio di aristocrazie oppressive, non un anelare verso l'uguaglianza perfetta, che la natura delle cose respinge, non un governo che parlando di libertà si fa arbitro delle vostre azioni tutte, o indiscreto guidatore delle vostre fogge di vivere. Grandi difetti ha tuttavia la società inglese; leggi penali atroci, leggi civili intricatissime, e in Irlanda esercizio abboni ine vole d'intolleranza religiosa. Ma questi difetti, questi mali, si vanno menomando e risanando. Le difficoltà da superare sono grandi, e lo debbono essere, come argomento della solidità dell'edilìzio: ma gli sforzi dei buoni sono incessanti e misurati, onde la vittoria è certa . Il liberalismo di Santa­rosa era come rinvigorito e illuminato da questo contatto con la realtà poli­tica e sociale inglese. La stessa esperienza, ma più approfondita e partico­lareggiata, faceva in quegli anni Giuseppe Pccchio: di cui gioverà ricordare