Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1954>   pagina <239>
immagine non disponibile

L'emigrazione politica italiana del Risorgimento 239
di quegli anni. Anche il suo dissidio con Buonarroti (già ripetutamente studiato) deve essere visto sullo sfondo di questa forza, l'europeismo fran­cese, contro cui Mazzini lottava. Scriveva rindimenticabile Adolfo Omodeo: H balzo del Mazzini nella politica europea, il suo porsi a capo d'un piccolo nucleo di esuli quale rappresentante e garante della nazione italiana, il suo rintuzzare il primato e la iniziativa francese, che avrebbero fatto gravitare frammenti sconnessi d'Italia nell'orbita della Francia, l'iniziare a qualunque rischio e prezzo l'insurrezione italiana per dare un posto all'Italia nella coscienza europea, acquista tutto il suo rilievo da quella contrapposizione. Ciò che resta ancora in gran parte da fare, è trasferire le ricerche dal piano culturale a quello dell'azione politica, cospirativa.
Lo studio dei primi anni della Giovine Italia è di fondamentale impor­tanza per la storia di tutta la nostra emigrazione. Giustamente osservava Luigi Salvatorelli che l'evoluzione di Mazzini non fu che uno sviluppo e un chiarimento delle idee maturate nel triennio 1831-33. Un altro essenziale ordine di ricerche riguarda la diffusione capillare della Giovine Italia nella penisola: anche qui non si hanno che pochi lavori particolari; manca una visione d'insieme. Sull'azione concorrente della Società dei Veri Italiani, in Toscana, abbiamo gli ottimi, recenti studi di Carlo Francovich. A proposito della propaganda buonarrotiana di quegli anni in Italia, sono da notare, in alcune circolari poco note dei Veri Italiani e della Carboneria riformata, alcuni interessantissimi accenni ai contadini, di cui si sarebbero dovute ele­vare le condizioni materali di vita: quei contadini, della cui importanza ben si avvedevano allora il principe di Ganosa e Francesco IV, e a cui avrebbe pure pensato qualche anno più tardi, da Parigi, Giuseppe Ferrari: ma di cui ben poco, allora e poi, si preoccupava Mazzini, come gli avrebbe rimprove­rato Marx nelle lettere a Weydemeyer e a Engels.
Nel periodo che va dal 1831 al 1848, Mazzini è la figura dominante della nostra emigrazione. Non mancano certo le correnti estranee o ribelli al maz-zinianesimo. Si pensi a Fontana e Prati, che diffondono 1 sansimonismo in Inghilterra; a uomini come Berchet, Gabriele Rossetti, Tommaseo; al distacco di Gioberti da Mazzini, e al suo esilio in Belgio (e l'influenza di Gio­berti sulla nostra emigrazione meriterebbe un capitolo a sé); alle correnti mo­derate dell'esulato, che vennero acquistando forza dagli stessi insuccessi mazziniani; ai combattenti italiani in Spagna e Portogallo, per la maggior parte sempre più distanti da Mazzini, nonostante le illusioni sul conto loro del capo della Giovine Italia. Ma se in quegli anni l'emigrazione politica italiana divenne un problema europeo, e s'impose all'attenzione degli altri popoli, come forza viva ed espansiva, fu, com'è noto, quasi sempre per opera di Mazzini. Ciò che qui si vuole sottolineare, è la necessità di studiare lo sfondo europeo del pensiero e dell'azione mazziniana, le ispirazioni che egli trasse dagli ambienti che avvicinava, e l'influenza ch'egli a sua volta eser­citò su questi ambienti; e il particolare risalto che questi suoi legami con la realtà europea gli conferivano in mezzo agli altri esuli e di fronte alle altre emigrazioni. Di Mazzini in Francia ho già detto. Della sua influenza sul­l'opinione democratica in Svizzera, attraverso i contatti con le emigrazioni polacca e tedesca, la Giovine Europa, e l'organo di stampa della Europe Centrale , si è occupato, con la consueta sua finezza, Giovanni Ferretti. Più importante è il soggiorno di Mazzini in Inghilterra. A questo riguardo,