Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1954>   pagina <240>
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240 Alessandro Galante Garrone
una felice impostazione delle ricerche è nell'ottimo libro di Emilia Morelli; E credo ohe varrebbe la pena di proseguire queste ricerche, analizzando i rapporti del nostro esule con radicali e eartisti. Forse non ci si è reso ancora abbastanza conto del peso che ebbe, nell'evoluzione del pensiero e della pro­paganda mazziniana, il movimento cartista, fino alla prima sua grande crisi del 1839. La fondazione della Società degli operai italiani a Londra, àélFApo­stolato popolare, e, alcuni anni dopo, della People's International League, i frequenti appelli di Mazzini alla forza fisica (mentre Gallcnga e altri polemicamente si proclamavano fautori della forza, morale), la polemica con Guizot, i ripetuti tentativi di organizzare associazioni di operai in Fran­cia, in Belgio, in Svizzera risentono in modo palese dell'ambiente sociale, particolarmente agitato, nel quale Mazzini si era venuto "a trovare in Inghil­terra e delle conclusioni che egli aveva tratte dalle vicende dei cartisti. Non è ora il caso di indugiare sui limiti di questo operaismo di Mazzini: si vuole soltanto indicare un filone di ricerche. Come pure si dovrebbero avviare delle minute indagini su questi operai italiani che gravitavano intorno a Maz­zini, sulle date e le ragioni della loro venuta in Inghilterra, sulla loro compo­sizione sociale e la loro attività negli anni seguenti, fino alla prima Interna­zionale. Questo allargamento del programma democratico-sociale, intorno al 1840, coincise, com'è noto, con una gagliarda ripresa dell'iniziativa di Mazzini in tutti i campi. Sono gli anni del ristabilimento della Congrega centrale della Giovine Italia, e della dilatazione delle idee mazziniane fuori d'Europa. A Montevideo, in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti si fon­dano congreghe e giornali nello spirito della Giovine Italia. È tutto un pullu­lare di fresche energie, che ridona la fiducia all'agitatore genovese, piagato dalle amare delusioni degli ultimi anni. Scriveva alla madre nel 1842: La simpatia che eccitiamo in quei paesi è strana... Intanto fa piacere di vedere che i nostri Italiani di laggiù... si mantengono caldi e buoni com'erano nel 1833... Scrivono per l'Italia, e spargono nei paesi ove sono, i germi d'una simpatia per noi che frutterà un giorno. Fossero cosi tutti; ma pare che gl'Ita­liani, quanto più sono vicini all'Italia, si guastino; l'emigrazione italiana in Francia e in Inghilterra paragonata all'Americana fa vergogna . Su questa disseminazione degli esuli nelle due Americhe, si è già scritto molto, dal Cuneo al Luzio, dal Cortese al Nelson Gay. Ma molto ancora resta da fare. Uno studioso italiano che insegnò per qualche anno in Argentina, Renato Treves, mi diceva di aver raccolto preziose tracce della propaganda mazzi­niana in quel paese, che conobbe pure una fiorente Giovane Argentina. Per gli Stati Uniti, il lavoro di Howard R. Marraro ha documentato l'influenza degli esuli italiani sull'opinione pubblica americana.
Il severo, e anche ingiusto, giudizio di Mazzini sull'emigrazione italiana in Europa, era un segno delle difficoltà in cui egli si dibatteva in quegli anni, per impedire che gli esuli prendessero altre vie. E nota la sua lunga polemica con Nicola Fabrizi, che aveva fondato la Legione Italica. Ancora nel 1843, dopo gli infelici moti di Romagna, gli scriveva: Tu hai gravi torti verso di me, e verso il paese... Sai ch'io e Bianco primi predicammo le bande: ma per me, le bande doveano sorgere dall'insurrezione, non l'insurrezione dalle bande. Bisognava, com'egli diceva, rifare il 1831, tornare al punto di partenza, ai primi entusiasmi della Giovine Italia. Quali che fossero le angustie di questa impostazione politica, in quel tenace insistere sull'iniziativa ita-