Rassegna storica del Risorgimento
CAMERONI CARLO ; MANIN DANIELE ; SOLER GIUSEPPE
anno
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1954
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pagina
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243
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COMUNICAZIONI
DRAMMATICA VICENDA DELL'ABATE CAMERONI
DI FRONTE A UN LIBELLO CONTRO MANIN
E AL SUO AUTORE AVVOCATO SOLER
Trattasi di un libro o libello che dir si voglia, Una giustizia di Daniele Manin e suoi portamenti in Venezia. Relazione di G. Soler, proscritto dagli Stati Imperiali della Monarchia, Torino, Tipografia Ferrerò e Franco, 1850, in 16, pagg. 184, scritto da un avvocato il quale mostra di saper tenere iene in mano la penna per risalire dall'aspro commento di un fatto personale, a una critica spietata di tutto quanto venne fatto dal governo di Venezia. In altre parole, come conseguenza dell'arresto subito da Giuseppe Soler per decreto di un repubblicano convinto quale era allora Manin, venne alla luce un libello come sfogo di un fusionista ad oltranza che, nel travagliato periodo del 18481849, non poteva dimenticare essere l'origine del moto liberale italiano legato al papa ed ai principi, e pertanto, se l'origine era tale, scriveva che Manin non poteva né doveva da onesto italiano, colla menzogna repubblicana sordamente minare l'opera nazionale incominciata e più avanti: Ma se l'errore della proclamata repubblica poteva da principio meritar grazia e perdono, il deliberato proposito di perseverare e infellonire in quel pensiero di rimpetto alle inferiori condizioni in cui versava l'Italia, divenne (mi si conceda il nome) empietà.
Dove si vede che secondo il preconcetto del Soler l'idea repubblicana non era che una menzogna che lo faceva diventare avversario del capo della repubblica. Non solo, ma poiché nel corso delle pagine non dimenticò di insistere troppo spesso sulla persona di Manin come cittadino, da avversario gli si dimostrò poi il nemico nel quale il primum movens del fatto personale, piccola cosa in confronto dei grandi avvenimenti del quadro veneziano del tempo, fu sufficiente a scatenare l'ira funesta di un uomo contro un altro uomo.
Premesso che nel libello soleriano il suo Autore mostra chiaro di tenerci a far la figura della vittima di fronte a Manin, per effetto di un pizzico di .mania di drammatizzare le cose esagerandone l'importanza, aggiunto a un pizzico di mania di persecuzione e di esagerazione dell'importanza della propria personalità note di psicopatia sia pure lieve, che compariranno anche nelle vicende successive della vita del Soler, come vedremo l'accennato fatto personale si può riassumere così.
Alla fine di marzo del 1849, avendo il Soler armata manu minacciato in piazza San Marco un tale che l'aveva tacciato di infame Albertista fini nello carceri di San Severo dalle quali, dopo sette giorni e sempre d'ordine della Prefettura Centrale dell'Ordine Pubblico, fu fatto passare dalla prigione dei ladri a quella della mia casa. Là continua il Soler dovevo restare fino all'ora della partenza, dalla quale il governo non declinava. Senonchè tale stato di prigionia il quale non era che conseguenza del rifiuto opposto dal Soler all'intimazione fattagli di lasciare all'istante Venezia appena avvenuto il fattaccio, si prolungò a causa del fatto che il par-