Rassegna storica del Risorgimento
CAMERONI CARLO ; MANIN DANIELE ; SOLER GIUSEPPE
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1954
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Carlo Arrigoni
tire prima molto difficile, divenne impossibile perchè Venezia era bloccata, e solo alla caduta della città il Soler potè prendere la via dell'esilio rifugiandosi in Piemonte, quando cioè Giunsero fatalmente le palle infocate del cannone austriaco a flagellare la infelice Venezia, ed è a queste che ho la vergogna di andare debitore di un beneficio; però che esse mi ruppero l'indegno ceppo che m'era trattenuto sui polsi dal padre della patria.
Fu appunto in Piemonte che il Soler diede sfogo alla pena dell'animo suo col libello che costituisce la ragione di questo studio, e al cui nascere non fu estranea forse la volontà dell'Autore di acquistare con esso quella notorietà di cui altri, come lui banditi da Venezia per volontà del dittatore vedi: Giuseppe Revere, Antonio Mordini, Francesco Dall' Ongaro, padre Alessandro Gavazzi già nell'esilio si sentivano circondati e ohe la storia poi si incaricò di confermare.
U Soler aveva forse presentito che egli sarebbe rimasto un oscuro uomo qualunque e lo rimase infatti trovandosi il suo nome solo per incidenza nel Uvaroni, nel Marchesi, e nella bibliografia apposta dal Trevelyan al suo libro Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848. Ebbene, se Erostrato aveva incendiato il tempio di Diana in Efeso dicono per passare alla storia, lui avvocato Soler per non essere dimenticato come profugo di Venezia, avrebbe incendiato il tempio che il popolo di Venezia aveva eretto al dittatore e dentro il quale gridava che Dio era grande e Manin era il suo profeta, che Manin era l'inviato del Signore.
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Avvenuta l'abdicazione di Carlo Alberto, dopo il breve periodo del ministero De Launay, salì al potere Massimo d'Azeglio restandovi dal 7 maggio del 1849 al 4 novembre del 1852 ed iniziando quella politica per cui il Piemonte si apri ai profughi di tutti i paesi che li lavoreranno a danno dei Sovrani reggenti il paese nativo, quando non lavoreranno addirittura per dare ai Savoia la corona d'Italia.
Facevano capo questi profughi a un Comitato che si intitolava Comitato pei soccorsi agli Emigranti italiani, figliazione della società che l'emigrazione agiata in Torino vi aveva istituito nell'ottobre del 1848 coll'epigrafe Vir t u s repulsae n e s e i a sordidae allo scopo di venire in soccorso ai patrioti italiani necessariamente emigrati, e di trar partito dalle attitudini loro in ogni intendimento di carità patria come diceva la circolare sottoscritta dal conte Enrico Martini, presidente, dal professore Cristoforo Negri," ecc. Durò un anno è detto nelle Memorie di Giorgio Pallavicino *) amministrata quasi esclusivamente dagli emigrati Fava e Negri, e più tardi surrogata da un ufficio municipale e governativo, il Comitato appunto da noi accennato, di cui fu presidente il Rattazzi e segretario o vice presidente il trevigliese abate Carlo Cameroni (n. a Treviglio 28 agosto 1793 - morto a Torino 8 maggio 1862).
Singolare figura quest'uomo che scrive il Giuriati che lo conobbe e gli dedicò un gustoso capitolo nelle sue Memorie d'Emigrazione 2) in verità non si è mai saputo chi lo avesse collocato alla testa dell'emigrazione;
1) Memoria di GIORGIO PALLAVICINO pubblicate per cara della moglie, Torino, Loeacher, 1886, voi. II, in nota, pp. 191-192.
2) D. Gì LIMATI, Memoria d'emigrazioni!, Milano, Trevo, 1897, p. 95*