Rassegna storica del Risorgimento

CAMERONI CARLO ; MANIN DANIELE ; SOLER GIUSEPPE
anno <1954>   pagina <248>
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Carlo Arrigoni
gimento perchè legato il suo nome, sia pure indirettamente, a quello di Pier Fortunato Calvi*
Infatti il conte Mircovich, dalmata naturalizzato veneziano, medico primario dell'Ospedale Civile di Venezia e Sanitario dell'armata veneta durante l'assedio, caduta Venezia, esulò a Torino dove, ricchissimo, profuse il suo patrimonio a favore dell' Emigrazione raccogliendo nella sua casa di Via della Chiesa n. 9 piano 1, tanti profughi tra i quali Calvi e i suoi amici. Senonchè, purtroppo l'amante di quel conte e medico, Felicita Bonvecchiato, ohe aveva abbandonato il marito, certo Breda di Burano, commissario di­strettuale di Valdagno, lo segui a Torino dove divenne spia dell'Austria alla quale svelava quanto si tramava presso il Mircovich, nelle sue gite da Torino a Venezia. Perfidie queste venute in luce al processo del Calvi durante il quale la mala femmina ebbe l'impudenza di sostenere il confronto con amici di lui, rifiutandosi però al confronto col principale inquisito: prego di ri­sparmiarmi tale confronto, altrimenti sarà finita con i miei servizi per il
governo le quali parole già di colore oscuro, Io divennero maggiormente
quando si seppe che la Bonvecchiato era morta misteriosamente a Venezia il 4 febbraio 1854, facendo balenare l'idea di una vendetta politica. ')
Ma torniamo alla burrascosa seduta dell'11 febbraio dove è facile imma­ginare il nostro abate alle prese con degli energumeni o press'a poco.
Tableau! Se per il Re è già difficile trovare delle attenuanti, come tro­varle per il Cameroni quando il suo nome era là stampato chiaro e tondo nella dedica che è logico pensare sia stata accettata da lui resosi così in certo modo responsabile del pensiero dell'autore del libro o comunque con esso connivente?
A meno che egli abbia confessato nella seduta quello che, come vedremo, scriverà pia tardi il 30 novembre 1850 al Ministro Primo Segretario di Stato e cioè che il manoscritto era stato umiliato a costui il quale, senza leggerlo, l'aveva passato all'avvocato Sabbatini 2) incaricato dell'esame del medesimo, ma che a lui abate Cameroni non venne nemmanco prodotto. Ed invece avrebbe dovuto leggerlo prima, oppure avrebbe dovuto farlo leggere a un suo fidato se lui non ne aveva il tempo perchè oberato da tante cure, immaginando che un libro scritto da un fusionista quale vedemmo essere stato il Soler po­teva facilmente contenere idee proprio non ortodosse se giudicate dagli esuli e tali da scatenare burrasca nel loro ambiente imbevuto da spirito di parte esacerbato dalla sventura, dall'attrito continuo delle idee, dalla speranza, dal timore, tutte passioni che insorgono fatalmente in chi è lontano dalla patria e ne offuscano l'animo anche meno inclinato al male. Condizione di cose pertanto, che logicamente, se l'abate Cameroni avesse letto il libro, gli avrebbe consigliato di far sì che le pagine non vedessero la luce o quanto meno che esse non portassero la dedica incriminabile.
Congetture naturalmente queste nostre che ci vengono spontanee immaginando il nostro abate in mezzo a quegli scalmanati veneziani raccol­ti) Pier Fortunato Calili negli atti proceuuàli di Mantova, con documenti inediti, a cura di ISOTTO BOCCAZZI e CELSO FABBRO, Felice, Castaldi 1940, p. 59.
2) Sabbatlni Giovanni, autore drammatico, noto a Modena noi 1809, morto a Scandiano nel 1870. Nel 1848 riparù in Piemonte perchè la propaganda nazionale da lui fatta per mezzo dei giornali, gli procuro persecuzioni dui Governo granducale. A Torino fu dapprima censore teatrale poi Bibliotecario al Consiglio di Stato.