Rassegna storica del Risorgimento

MARINA AUSTRIACA
anno <1918>   pagina <217>
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ad una Gasa nella quale, per tradizione, le glorie navali erano per atavismo incomprese e perciò sconosciute. A questo aveva condotto la servitù politica, sotto alla quale giacevano i discendenti della Sere­nissima. Mase questi, malgrado sotto straniere insegne, si mostravano valorosi soldati allorché il comando d'attaccare era stato loro impar­tito da chi parlava la comune lingua madre, si è ch'essi in quei momenti dimenticavano la sudditanza coatta ricevuta dalla Santa Alleanza, per sentirsi solamente vigorosi ed arditi combattenti nel nome di San Marco.
E questa illusione in cui vivevano i marinai dell' L R. Veneta Marina si allargava alle popolazióni venete istriane, dalmate, dalle quali i medesimi marinai provenivano ed alle quali poi ritornavano ai termine dei loro arruolamenti. In altri termini l'insegna della ma­rina era straniera, ma l'anima, il braccio, la mente, erano nazionali.
Non è quindi a stupirsi che in un clima sociale cosi tatto non avessero a sorgere cospirazioni, tendenti ad abbattere la signoria stra­niera, non solo per rivendicare la propria gloria militare, ma ben anche per elevare la dignità degli animi che palesemente dovevano mostrarsi proni ad un imperatore non voluto, mentre in segreto nu­trivano verso di lui la ripugnanza delle còse odiate.
Questo stato d'animo turbava più specialmente le menti degli I. R. ufficiali della Veneta Marina, siccome quelli che più degli altri sentivano il dolore della servitù, per effetto di quella coltura ch'essi ricevevano nella scuola di marina, ove le memorie delle glorie nazio­nali, e non già quelle dello strauiero oppressore, venivano dalla calda parola patriottica dei professori costantemente rievocate.
Infatti, poco prima delle azioni svolte sulle coste siriache sui primi del 1840, Attilio Bandiera - alfiere di vascello, aiutante del padre Francesco, contrammiraglio comandante la Divisione del Le­vante - imbarcato sulla fregata Medea, ad un suo collega, Carlo Al­berto Radaelli, rivolgeva in tutta segretezza le seguenti parole : noi vogliamo fondare una società segreta allo scopo di affrancare l'Italia dal dominio straniero, e perciò contiamo su te . Quel noi sta a dimostrare che l'idea d'una società segreta era già accettata da altri ufficiali a nome dei quali Attilio Bandiera parlava col collega e che non si trattava altro che di accrescere 11 numero degli affigliati. Ed era proprio cosi : la società segreta, prima ancora dei combattimenti di Sidone, di Beirut, di San Giovanni d'Acri, si formò e diffuse subito con calore sentimentale nell'I. R. Veneta Marina. La Società ebbe nome Esperia : il suo statuto però fu redatto nel '41.
Non voglio qui ripetere quanto Riccardo Pierantoni - immatura­mente rapito, da un morbo spietato, alcuni anni or sono, ad un av-