Rassegna storica del Risorgimento
CAMERONI CARLO ; MANIN DANIELE ; SOLER GIUSEPPE
anno
<
1954
>
pagina
<
253
>
Drammatica vicènda delVabate Cameroni. ecc. 253
ideale sopraffatto dalla realtà, nel dolore, invece di cadere si sublimarono. Mazzini insegni!
Giuseppe dr. Soler del fu Luigi è uno di gite' quaranta individui del ceto civile che alla resa di Venezia furono da quella città e dagli Stati della Monarchia esiliati. È a Torino dalla fine di agosto 1849', da quell'epoca in qua mai s è mosso da qui un sol giorno. Vive ristrettissimamente e ritiradssimo in compagnia del suo vero e unico Amico politico, un Cane. Altri non ne ha e non ne vuole. E nauseato di tutto e di tutti. Vive miseramente, consumando quel suo che s'è portato seco. Nessuno può vantare il credito di un soldo verso di lui; e nessuna Autorità ebbe mai alcun reclamo a suo carico. In Venezia la fece da liberale in senso italiano e veramente antiaustriaco. Parteggiò deliberatamente per la fusione di Venezia nel Regno costituzionale Sardo. Con ciò acquistossi copioso tesoro d'odio dal canagliume reppublicanicante. Qui a Torino presso li Ualianissimi da strada e disordini, gode della opinione di Croato, e se ne gloria. Stampò un libro nel quale stanno registrate le enormi turpezze e i ladronecci del Governo di Daniele Manin e compagnia. In causa dell'aver parteggiato per la Monarchia nazionale di Casa Savoia e contro le anarchie, ebbe un duello nel quale acquistò a due passi di distanza una palla che li squarciò e cranio e cervella. Rimase quasi morto sul terreno. A dispetto però de* suoi assasini, e de* vigliacchi che li lodarono e premiarono, vive ancora. Il più profondo disprezzo per le itaKanerie, per li italianismi e per li italiani ssimi lo padroneggia in ogni pensiero e in ogni detto. Dichiara senza alcuna riserva, d'invocare la spada del più spietato Nerone, piuttosto che sottostare alla sozza tirannia della maledetta libertà trombettata in nome del Popolone.
Tali cose potei rilevarle indubbiamente da lui medesimo, nelle varie occasioni ch'ebbi a parlargli.
Prima di morire volle stampare un Libercoluccio nel quale rende conto qual fosse il suo cosi-detto duello. Avendomelo egli da oltre un anno dato a leggere, lo unisco a codesti cenni, onde viemeglio si conosca i fatti suoi in Torino. Di quello che pubblicò sulla briconate di Daniele Manin e compagnia, ne disse alcuna cosa VAppendice alla Gazzetta Ufficiale di Milano 4 aprile 1850 N. 94.
Per concludere dirò essere egli tale un Uomo che, dopo quel che vide dal 48 in poi in Venezia e in Torino, voltò il tergo a tutto e a tutti, pieno di speranza che Iddio lo conservi sempre guidato da tale idea. E se pure dovesse essere ammesso a ritornare in Venezia, è indubitato che, non già per doppiezze speculatici, o timori, ma per profonde irrevocabili convinzioni, mai più si strapperebbe un sol pelo dal corpo nella mira di osteggiare il governo austriaco, troppo pentito d'essersi prima d'ora scostato. [non c'è firma].
Ora, se è giusta l'ipotesi che abbiamo avanzata circa il mese di giugno in cui tale scritto venne steso, c'è da giurare che quando il Cameroni se lo trovò tra le mani e lesse quel po' po' di roba, in fretta e furia lo chiuse a chiave in un cassetto tirandolo fuori solo quando dovè rispondere alla richiesta del Ministro. Ma poteva egli spedire tal quale quello scritto di chi invocava la spada del più spietato Nerone con quel che segue? Ohi si sentiva pur corazza-zato il nostro abate di fronte alle grane che da cinque anni gli davano gli emigrati e che ancora gli avrebbero dato per chissà quanti anni furono poi altri cinque a conchiudere il decennio di resistenza ma, via! mettere in circolazione certe affermazioni e proprio nella Torino d'allora dove per