Rassegna storica del Risorgimento

CAMERONI CARLO ; MANIN DANIELE ; SOLER GIUSEPPE
anno <1954>   pagina <256>
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Carlo Arrigani
Né queste affermazioni del Cameroni che sono in una sua lettera del 14 agosto 1850, erano men che esatte:
Soler non ha beni di fortuna, né in stabili, né in capitali o rendite;
che avanti di partire da Venezia dopo la capitolazione, dovette vendere e ad assai buon prezzo il suo mobiliare per raccogliere un po'* di denaro, denaro che venne tosto consumato, e che versa in angustie circa i mezzi di sussistenza..,.,
perchè nell'incartamento c'è un promemoria scritto di tutto pugno dal Soler, da cui fu ricavato un documento, per mano di un copista, dove è precisato
cùe Soler Giuseppe di Treviso, figlio de fu Luigi con istromento del 6
gennaio 1848 vendette a sua sorella la sua sostanza stabile in Provincia
di Treviso...... seguendo questa aggiunta della stessa mano:
Ammesso al sussidio li 27 7bre 1849, e vi dura tuttora a L. 1 al giorno, ed avrebbe a tutto maggio 1854 percepita la somma di L. 1712.
Specchio fedele queste misere cifre, delle tristi condizioni in cui il nostro avvocato dovè trascinare la sua esistenza in Torino e che ci spiegano almeno in parte, come nell'avvilimento della povertà, nella debilitazione fisica del­l'organismo conseguente alla gravissima ferita, egli potè scrivere all'abate questa lettera che riassume le sue disgraziate vicende di autore e di esule, ed è uno sfogo contro il Cameroni che a rigor di giustizia l'abate non meritava, date le prove documentate del suo interessamento a favore del Soler. E chissà che costui, a rappacificazione avvenuta, non sia stato il primo a pensare quanto meglio sarebbe stato se questa lettera non l'avesse scritta!
La lettera vergata con una calligrafia fine, quasi femminile, non è proto­collata dal CameroniIo si noti e porta la firma autografa: Giuseppe Soler. La si riporta nella sola seconda parte che in complesso ripete quello scritto nella prima.
IH, Signor Cavaliere Torino 22 novembre 1850.
Prima di chiudere non voglio tacerle un fatto del quale desidero che Ella sia pienamente informata onde sappia che qualità di comparsa Le fecero fare coloro ai quali s'è affidata per avere assistenza presso i Tribunali. Adunque sappia.
Alla prima luce del di 16 giugno di quest'anno 1850, nel silenzio dei campi, degli uomini passionati spegnevano la mia vita; e la mattina del succedente 17 nelle aule del magistrato un miserabile Curiale in nota: Guidano dall'Avvo­cato Paroletti dopo quattro mesi di ogni forense defatigatone, a nome e con mandato della S. V. Illma consumava l'attentato di assassinarmi nell'onore. Ma vivo ancora! e son qui io per farmi rendere ragione di tante iniquità. A questo modo Ella vede bene che il suo avvocalo si è piaciuto di renderla emulatore della gloria non invidiabile di quei miseri che accecati dalla passione intona­rono gli evviva sul mio feretro, e celebrarono la mia morte come una vittoria ita­liana, la quale però ebbe la sventura di non essere più fortunata delle altre. Or bene dunque voglio sperare che la S. V. ISltna aprendo gli occhi a vedere quello