Rassegna storica del Risorgimento

CAMERONI CARLO ; MANIN DANIELE ; SOLER GIUSEPPE
anno <1954>   pagina <257>
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Drammatica vicenda dell'abate Cameroni, ecc. 257
che si fa in nome Suo, non vorrà ulteriormente persistere nel farmi portare il peso di quelle conseguenze che derivarono dai fatti Suoi piuttosto che dai miei e debbo sperare ch'Ella non vorrà trascinarmi ad altra tragedia della quale potrei non essere io il protagonista né il solo attore.
E siccome può arrivare il tempo in cui nient9aUro che curiosità di occasione questo mio foglio e la risposta ch'Ella mi favorirà diventino documenti di un qualche momentaneo interesse, così prevengo la S. V. Illma che della sua risposta farò uso pubblico, e quindi Ella si compiacerà di favorirmela in iscritto onde sia esclusa ogni contraria intelligenza.
In attesa del desiderato riscontro mi onoro di dirmi della S. V. IlLma
Umiliss. Devot. Servitore Giuseppe Soler.
Ed ecco che ora la curiosità di occasione accennata dal Soler ha fatto sì che anche questa lettera sia entrata tra altri documenti di un qualche momentaneo interesse almeno secondo noi riguardanti un uomo il quale di sé non lasciò altro ricordo che il suo libro per poco sfuggito come il suo autore all'oscurità completa conseguentemente a quel provvedimento cui accennò il Cameroni nella lettera del 30 novembre 1850 al Ministro chie­dendogli l'autorizzazione a ritirare dalla Tipografìa l'edizione intiera del­l'opera onde ne disponga come carta logora al miglior offerente. Provvedi­mento che dobbiamo credere sia stato effettuato, se di un libro che venne stampato in quattromila cinquecento copie, oggi non è facile possederne una.
Ed è peccato che il libro sia stato distrutto, o quasi, perchè chi legge quelle pagine e pensa alla ferrea necessità che dovette imporre a Manin la con­dotta cosi spietatamente criticata dal Soler, chi legge la recensione del libro stampata nella Gazzetta Ufficiale di Milano del 4 aprile 1850 in cui si nega a Manin ogni qualità positiva
... risulta provato dagli avvenimenti che egli non ebbe né il talento, nò il coraggio richiesti dalla sua professione politica; non la giustizia voluta dal primo rappresentante di un popolo nuovo nel cammino di liberali istituzioni; non la prudenza che si esige in chi è capace di sublimi abnegazioni; non final­mente la più fulgida dote del cuore.....
sente che quella critica morde a vuoto e per contrasto vede il dittatore
dignitosa coscienza e netta
ancor più in alto sul piedistallo dove la Storia ormai lo ha posto immutabil­mente, come colui che nonostante la scarsità dei mezzi e l'insufficienza degli aiuti, risvegliando le glorie di tempi eroici, sostenne una difesa che parve un sogno.
CARLO AIUUCONI