Rassegna storica del Risorgimento

GRECIA ; GIORNALISMO
anno <1954>   pagina <258>
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SUI GIORNALI DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA IN GRECIA DURANTE IL PERIODO DEL RISORGIMENTO
Le correnti dell'emigrazione politica italiana indirizzatesi nel periodo risorgimentale verso i paesi balcanici hanno avuto forse, sinora, da parte degli studiosi una considerazione non del tutto adeguata alla loro importanza. Il fatto si spiega più che altro con i diversi risultati che, rispetto a quella che ha avuto per meta gli stati dell'Occidente europeo e, principalmente la Francia, la Gran Bretagna, la Svizzera e il Belgio , questa emigrazione ha potuto realizzare ai fini della grande azione allora in atto per il riscatto nazionale italiano. La radicale diversità di ambienti nella penisola balcanica, e la conseguente necessità di adeguarsi a situazioni politiche, sociali ed eco­nomiche, riflesso di un'evoluzione storica legata a fattori etnici e religiosi tutt'affatto particolari, non potevano infatti che caratterizzare in un senso ben definito, e, correlativamente, circoscrivere il campo d'azione e le pratiche possibilità della nostra emigrazione in queste regioni.
Nei paesi dell'Europa occidentale come anche in quelli, del resto, delle due Americhe l'opera degli emigrati politici italiani poteva, in varia misura, puntare, come su di un obbiettivo della massima importanza, sulla opportunità, da un lato, di illuminare la locale opinione pubblica circa i fondamentali aspetti della lotta in corso per la nostra indipendenza nazio­nale, e sulla possibilità, dall'altro lato, di determinare questa libera e matura opinione pubblica a schierarsi con sempre maggiore decisione in nostro favore. Ciò invece, appunto per la diversità delle condizioni ambientali, non si appa­lesava quale cosa fattibile nelle regioni balcaniche. Le aspirazioni alla con­quista dell'indipendenza e all'instaurazione di regimi democratici erano quivi problemi altrettanto vivi ed urgenti che in Italia, con questa differenza peraltro, che le difficoltà della lotta erano per questi popoli ben maggiori che non per noi, in quanto la formazione di una coscienza nazionale, intesa nel senso moderno della parola, era, in genere, in una fase di sviluppo infini-: tamcnte più arretrata. Gli emigrati politici italiani potevano quindi trovare nelle terre balcaniche come in realtà molti di essi trovarono tranquillità e lavoro dopo le dure traversie subite in patria, non potevano invece illudersi di trarre dall'ambiente in cui stavano ricostruendo la loro esistenza contributi sostanziali alla causa per fedeltà alla quale non avevano esitato ad incammi­narsi per le vie aspre dell'esilio. Se mai era il contrario. Ed infatti l'apporto di questi nostri emigrati alla vita dei paesi che ebbero ad ospitarli deve esser valutato come di particolare importanza, e, fuori di ogni dubbio, di una portata costruttiva ben maggiore di quella abitualmente usi a considerare.
C'è state un contributo diretto il più appariscente , quello rap­presentato dai nostri connazionali arruolatisi noi diversi periodi nelle file dei combattenti per la libertà dei popoli balcanici, in primo luogo di quello ellenico. Ma c'è stato e, secondo noi, infinitamente più importante un apporto anche di idee.
La validità di questo asserto emerge immediata. È sufficiente al propo­sito prendere in considerazione la composizione qualitativa della nostra emi-