Rassegna storica del Risorgimento

GRECIA ; GIORNALISMO
anno <1954>   pagina <260>
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Leonida Balestreri
sione, la circolazione delle idee tra l'Italia e i Paesi balcanici dovette essere in quegli anni particolarmente intensa, chiudendosi per le ragioni che si è ini­zialmente precisato con un saldo nettamente attivo per i popoli ospitanti.
Portavano i nostri emigrati politici la fede nella resurrezione a libertà della patria italiana, questa resurrezione peraltro considerando possibile, o per lo meno, più. facilmente realizzabile solo nel quadro di un generale rias­setto dell'Europa. E, per l'avverarsi di questa speranza, molto era l'assegna­mento che si faceva sui popoli della penisola balcanica, sul loro sempre maggiore anelito di indipendenza. Particolarmente nitido era il concetto che al proposito aveva il Mazzini: a lui per ripetere le parole dell'Anzi-lotti1) le popolazioni slave della sponda dell'Adriatico e della penisola balcanica per la loro posizione geografica e per il loro assetto politico si pre­sentavano come le forze più. adatte in virtù delle quali si doveva iniziare il nuovo assetto nazionale dell'Europa. La loro indipendenza significava non solo abbattimento dei due regimi nemici delle nazionalità: Austria e Turchia; ma anche formazione di una diga contro le tendenze espansionisti­che ed egemoniche del germanesimo al Nord e dello czarisino all'Est. Né dissimile da quello del Mazzini era l'atteggiamento che, pur muovendo da postulazioni ideali diverse, avevano di fronte ai problemi balcanici altri tra i più illuminati spiriti politici dell'Italia del periodo del Risorgimento: dal Tommaseo, antiveggente valutatore della posizione di primo piano che nel futuro riassetto della regione avrebbe dovuto assumere la Serbia,2) a Lo­renzo Valerio che nel 1849 si faceva promotore in Torino di una Società per l'alleanza italoslava, che doveva patrocinare un accordo con magiari, slavi meridionali, moldo-valacchi e polacchi.
Era, ovviamente, la carta slava quella su cui da parte italiana si poteva puntare con la speranza di maggiori risultati, ma, d'altro lato, apporti posi­tivi per il nostro paese si potevano attendere da qualsivoglia zona della penisola balcanica, solo che fosse favorevole l'esito della lotta ingaggiata dalle sue popolazioni per la conquista dell'indipendenza. Ogni passo innanzi sulla via del riassetto polìtico europeo in nome e Bulla base del principio di nazionalità era un fattore infatti di cui il popolo italiano non poteva che avvantaggiarsi, in quanto si determinava una nuova situazione internazionale meglio rispondente alle necessità e agli sviluppi della sua lotta per la libera­zione dal dominio straniero.
L'inserimento dell'emigrazione politica italiana nella vita dei paesi balcanici, comunque portasse di contributo all'azione per la loro emancipa­zione nazionale, non poteva dunque mancare di adempiere una funzione di indubbio valore, non solo rispetto ai popoli ospitanti ma, se pure in forma, per così dire, mediata ai fini anche di quella che era la battaglia in corso dalle Alpi a Sicilia per il riscatto della nostra terra.
dia (trattamente intrecciata a quella della penisola, non possa a rigore considerarsi come facente parte dei Balcuni: in argomento ci tu puft utilmente riferire al volume di ITALO ZINGA-REKM, 1 Poèti danubiani balcanici Istituto por gli Studi di Politica Internazionale, Milano 1938, p. 8 e aegg. ***, 11.
1) A. ANzrfiOTTl, Italiani 9 Jugoslavi nel Risorgimento, in Quaderni della Vaco, Roma, p. 14.
2) Cr.r ad eoempio, II secondo esilio, Milano, 1862, voi. I, p. 154; e Dizionario asiatico, Milano, 1860, voi. I, p. 63 e voi. II, pp. 292, 341,430 e 471.