Rassegna storica del Risorgimento
TOSCANA ; GHIBELLINISMO
anno
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1954
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pagina
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264
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IL FATTORE DEL GHIBELLINISMO TOSCANO NEL PROCESSO DI UNIFICAZIONE ITALIANO
Il moto di unificazione della penisola, fenomeno meraviglioso per lo storico che conosca le vicende del paese, è stato promosso in primo luogo da un elemento spirituale, il sentimento di nazionalità: non vi può essere dubbio in proposito. Ma altri fattori lo hanno favorito, ed è bene conoscerli per meglio comprendere i problemi dell'Italia dopo il 1861.
L'unione della Liguria al Piemonte, ad esempio, aveva fatto di Genova uno dei cenisi propulsori del moto, sia perchè essa costituiva il necessario e naturale sbocco della Lombardia; sia perchè vedeva nella società lombarda un'alleata di fronte alla classe dirigente piemontese e savoiarda.
Del pari giocava nei Ducati in favore dell'unità l'antica rivalità fra città minori e città maggiori: Piacenza e Reggio erano unitarie in opposizione rispettivamente a Parma e a Modena, ancora legate, soprattutto l'ultima, ai vantaggi dell'antico principato.
Così nel Veneto influiva notevolmente l'antico contrasto fra le storiche isole e la terraferma, in Lombardia il ricordo dell'antico regno Italico creato da Napoleone. Nell'Italia meridionale poi i fattori decisivi erano costituiti da due errori politici della dinastia borbonica, l'aver confuso l'isolamento con l'indipendenza, e aver sottovalutato l'importanza e l'influenza del medio ceto. S'aggiunga infine che l'antica aspirazione di Bologna ad una separazione dallo Stato Pontifìcio, le necessità marittime di Ancona, lo stato endemico di rivolta delle Romagne contribuirono anch'esse ad un risultato che apparve sorprendente ai politici stranieri, abituati a paragonare l'Italia alla Grecia antica, e fino all'ultimo increduli sulla solidità della nuovissima costruzione.
Venendo ora alla Toscana, anche qui la rivalità fra città minori e città maggiore ha influito negli eventi Pistoia, Pisa, Livorno erano notoriamente costituzionaliste ed unitarie ma tale rivalità si complicava con la questione de* rapporti fra Stato e Chiesa, come appare dalla evoluzione di Lucca, diventata, da ghibellina che era, il centro guelfo della regione, in opposizione al capoluogo.
Questo era.i nfatti, avvenuto alla fine del secolo precedente, dopo che un principe, Leopoldo di AsburgoLorena, e una élite avevano saputo trasformare la guelfa Firenze in un centro ancor più ghibellino della stessa sede dell'Impero, dandole un'impronta del tutto particolare nel complesso degli Stati della Penisola.
La forza di uno Stato ohe non ripeta le sue origini da una costituzione militare risiede nella tradizione; rispettando il nuovo principio riformatore ricevuto, la Toscana era diventata, subito dopo la Restaurazione uno degli Stati più solidi e ricchi di prestigio della Penisola, e aveva giustificato la sua ragion d'essere nel mondo suo contemporaneo, e ancora nel 1848, a parte qualche mazziniano, nessuno avrebbe creduto possibile una elimina-zione dei Lorena.
Il sostegno più notevole del governo era costituito dalla numerosa burocrazia, che aveva nel noto ministro Baldasseroni il suo rappresentante più tipico. Era questi un buon funzionario, cauto, timoroso di guai e quindi