Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA ; GHIBELLINISMO
anno <1954>   pagina <265>
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// fattore del ghibellinismo toscano, eco 265
adatto a risolvere i casi di ordinaria amministrazione; ma privo di quella genialità, di quella iniziativa che caratterizzano il vero statista.
E ormai noto come gli errori del Granduca a partire dal 1849 compro­misero le sorti della dinastia, in parte con eccessive concessioni all'Austria, e in parte con alterare quella tradizione atavica ormai cara a tutti in Toscana.
La propaganda sarda seppe sfruttare con successo questi fattori. Ma solo a partire dal 1852 cominciò a farsi sentire; il prestigio dei Savoia in Toscana era stato scosso dall'abbandono in cui rarmistizio Salasco nel 1848 aveva lasciato il Granducato; il fatto inoltre che almeno formalmente lo Statuto era stato mantenuto in Toscana, imponeva una cauta politica agli organi sardi.
Le prime avvisaglie polemiche furono promosse dal Concordato, che, su pressioni dell'Austria e pare anche della Francia, Leopoldo II strinse col Vaticano il 25 aprile 1851.
Queste prime polemiche sono interessanti, perchè dimostrano quanto fossero allora ancora vive nello Stato sabaudo le tradizioni conciliari e galli­cane; Siamo contrari , dice l'autorevole Risorgimento, ai Concordati perchè favoriscano l'accentramento del potere ecclesiastico, deprimendo l'au­torità dei Vescovi e perchè osteggiano le Chiese Nazionali .
Solo più tardi si affermeranno in Piemonte, per opera di Cavour e del Berti, le concezioni del Vinet; ma abilmente allora si celeranno a Torino le ragioni di dissenso che esse comportavano nei confronti delle leggi leopol-dine, per insistere invece su alcuni punti comuni ai due indirizzi.
Sulle prime, a parte il giudizio sopra riportato, il giornalismo subalpino si era fatto l'eco compiacente soprattutto dei disappunti locali.
Una corrispondenza da Firenze al medesimo Risorgimento1) segnala che la stampa clandestina Toscana condanna il concordato per aver sacrifi­cato il principio sancito da Leopoldo I di ritenere le questioni ecclesiastiche di esclusiva competenza dello Stato, escludendo ogni riforma concordataria; e si cita l'organo fiorentino, Lo Statuto,2) il quale afferma che si sono ormai posti in oblio tre grandi conquiste dell'antico assolutismo granducale ; l'in­dipendenza della Toscana dall'estero, in seguito alla convenzione coli'Au­stria del 22 aprile 1850; l'indipendenza dal potere spirituale, con il concor­dato; e infine il liberismo, con i vincoli posti al commercio di transito. I liberali toscani in sostanza accusavano il Granduca di aver violato la tradi­zione del paese, di avergli tolto la giustificazione ideale della sua esistenza;3) e tale motivo è naturalmente ripreso dalla propaganda sarda.
Ma le linee essenziali di essa sono precisate da Cavour in un importante articolo all'indomani dell'abolizione dello Statuto in Toscana (6 maggio 1852) .*)
II conte dichiara che l'atto era atteso, e lo riconosce frutto dell'alleanza dell'ambiente clericale anti Leopoldino con il partito ancora fedele alle tra­dizioni dell'assolutismo illuminato. Quest'ultimo cede sulla questione dello Statuto, che gli sembra meno vitale, nella speranza di poter tener duro sulle
*) II Risorgimento, 6 maggio 1B5J.
2) Lo Statuto, 25 oprile 1851.
3) Per la bibliografia BuU'argoménto cfr. l'ottima rassegna di S. CAMEHAM in Ras­segna sioriea dei Risorgimento, gemi.-marzo 1952.
*) Cfr. ABTOM, L'abolizione detto Statuto Toscano in Rassegna storica del Risorgimento, ott.-dic. 1952.