Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA ; GHIBELLINISMO
anno <1954>   pagina <267>
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Il fattore del ghibellinismo toscano, ecc. 267
tannica del luogo.J) Ma doveva fare i conti con l'influenza deDa Grandu­chessa Madre, con l'energica pressione dell'Internunzio e dei giornali cleri­cali d'Oltralpe, come la Presse e Wnivers, che l'accusavano di volterriane­simo.
Soprattutto egli non riusciva a controllare le iniziative del Granduca, che si era ad esempio accordato direttamente con Roma in merito alla nomina dell'Arcivescovo di Firenze, e che spesso prendeva decisioni senza consultare i suoi ministri.
Unica forza del Baldasseroni era l'appoggio concorde della Francia e della stessa Austria poco favorevole ad un nuovo concordato per le conse­guenze politiche interne che avrebbe generato. Liberali e mazziniani si erano infatti uniti in un comune sforzo e cercavano di valersi della questione delle leggi leopoldine per scalzare il governo; notevole diffusione aveva un opu­scolo del Salvagnoli sul monumento eretto dal Canova in memoria di Vittorio Alfieri, in cui esaltava Napoleone I per aver liberato l'Italia dal giogo cle­ricale. 2)
La visita del Pontefice, malgrado l'apparato, era destinata ad aggravare il dissidio, in primo luogo col Ministero. Pio IX non dà, secondo l'uso, deco­razioni ai Ministri e questi a loro volta cercano di evitare atti che possano essere interpretati come servili. Se l'accoglienza al Pontefice è fredda in Fi­renze, ed entusiastica nelle campagne, il fatto rispecchia bene la situazione: l'aristocrazia è antiaustriaca e costituzionalista, il medio ceto è malcontento per le imposte, diventate più. onerose in seguito all'occupazione austriaca e agli impopolari tentativi di bonifica in Maremma. 3)
Il Granduca può solo fare assegnamento sull'elemento rurale, controllato dal clero; la sua politica clericale quindi ha una ragione d'essere, come quella dei Borboni di Napoli nei confronti dei lazzaroni e cafoni.
Ma istintivamente gli altri ceti ricercano ora un appoggio nello Stato sardo, a cui assegnano una funzione conservatrice. Inconsciamente quindi la Santa Sede favorisce il gioco del Piemonte con le sue inopportune insistenze: essa giunge nel settembre del 1857 fino a formulare una richiesta ufficiale di abolizione delle Leggi leopoldine.
Il fatto è che personalmente Pio IX dà la precedenza alle questioni religiose su quelle politiche, e sacrifica gì' interessi temporali alla preoccupa­zione di liquidare tutti i residui del Giuseppinismo, del Giansenismo, del Gallicanesimo ancora esistenti in Italia; e che a sua volta la Corte pontificia si illude di poter influire sugli eventi politici attraverso una restaurazione religiosa.
Gli eventi del 1859 risultano cosi la conseguenza di una situazione deter­minata da due politiche provvisoriamente contrastanti, che in realtà fini­ranno ambedue per ottenere i loro scopi in settori diversi.
Lo Stato sardo riuscirà a realizzare, anche oltre le concepite speranze, il proprio piano politico; il Vaticano a eliminare tutti i residui del giurisdi-
n De hi Tour d'Anvergne, inviato francese in Toscana, al Miniatore, 12 gennaio 1857, AMAE Florence, - T. 194.
2) Sngretario La Voycr ni Ministero, 20 novembre 1857, AMAE loc. il.
3) Rayneval al Ministero, 26 agosto 1857, AMAE, loco ctt. Cf. puro PANELLA, Vultima ilìfea iMlc leggi giurisdizionali in Toscana, in Rassegna storica del Risorgimento. 1928.