Rassegna storica del Risorgimento
1875-1876 ; TEVERE ; GARIBALDI GIUSEPPE
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1954
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293
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Interessi internazionali nell'impresa di Garibaldit ecc. 293
Lo sospinge, prima di tutto, la volontà di mostrarsi uomo e condottiero anche di imprese di pace, laddove la consorteria al potere lo vorrebbe sapere ritirato nella solitudine di Caprera, come un eroico soldato che ha finito l'opera sua. Lo invoglia poi l'ambiente della democrazia romana, che pone al centro delle sue battaglie la prospettiva della espansione edilizia e del risanamento economico della Capitale e della sua campagna. E risorge prepotente in lui, nel rimetter piede nella città bramata, la fede in una missione mondiale di Roma, esempio di civiltà e di progresso, culla della unione dei popoli (Lettera a Bennett, 4 marzo 1875, in XIMENES, II, p. 98).
Così è che intorno al progetto egli impegna tutte le sue forze per quasi due anni, a partire da quando, il 29 dicembre 1874, risulta aver scritto per la prima volta a Silvio Spaventa, ministro dei Lavori Pubblici, per esporgli le sue idee.2) Ed egli non cerca soltanto di convincere e raccogliere simpatizzanti e collaboratori in patria, ma subito si rivolge anche ai numerosi e potenti amici che conta in ogni paese. L'Inghilterra è la nazione dove ormai Garibaldi conta più simpatie, dopo che verso la Francia e i francesi le vicende del '7071 hanno lasciato screzi e diffidenze. Gli inglesi, come egli ripete sovente, lo hanno in più circostanze aiutato nelle sue imprese di guerra e nel fornirgli doni e mezzi di vita. In pari tempo la fama dei tecnici e la potenza delle istituzioni di credito britanniche danno il più grande affidamento.
Cosi, fin. dal gennaio del 1875, troviamo il generale in rapporto con gruppi inglesi, sia per la preparazione dei progetti che per il finanziamento. I primi contatti avvengono con gli ingegneri londinesi James Wilkinson e Smith. Il 1 febbraio un telegramma annunzia la loro prossima venuta a Roma per elaborare i particolari del piano, 2) e infatti di li a poco i due vengono nella capitale italiana, discutono, effettuano sopraluoghi alle foci per via mare da Civitavecchia, infine presentano il progetto dettagliato per la costruzione di un porto presso Fiumicino. Il piano è ambizioso, poiché il porto dovrebbe avere due milioni di mq. di estensione e poter ospitare navi grandissime nella zona della foce del Tevere. Ma anche per il finanziamento del piano, è proprio Wilkinson il quale avverte che sarebbe pronto ad assumersi l'immediata esecuzione ed a trovare il capitale occorrente, nel caso che il suo progetto venisse approvato. s)
Non sappiamo quali gruppi finanziari fossero dietro a Wilkinson. Ma le sue proposte si fanno via via più precise: i circa cento milioni occorrenti per il complesso delle opere, una compagnia concessionaria li potrà anticipare per trenta anni, se sarà garantita di ricevere dallo Stato italiano il 5 di interessi ogni anno. Credo specifica il Wilkinson che questo sia l'unico modo con cui il pubblico inglese sottoscriverebbe. *'
1) Lo Spaventa scrìve infatti il 5 gennaio 1875: Ho ricevuto la di lei lettera del 29 dicembre 1874, ed in risposta mi pregio di informarla delle disposizioni date per la continuazione degli studi intorno alla sistemazione del Tevere (Busta 50, n. 3. 1).
2) Shall arrivo Rome in Four day if agreable wfll work up details Tiber projet Wilkinson, Smith London (B. SO, n. 3,2).
3) Lettera di A. J. Slxutt del 14 febbraio 1875 (B. 50, o. 3,5).
4) Lettera di Wilkinson e Smith da Civitavecchia del 22 marzo 1875: I believe this ia the ooly way the English public would subscribe, and the sbarca would bave the issue at 5 discount. Say to the Bankcrs who took tbem, so ns to give theni a sughi profit... (B. 50, n. 3, 18).