Rassegna storica del Risorgimento

1875-1876 ; TEVERE ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1954>   pagina <298>
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Alberto Caracciolo
vasi affidata a capitalisti di molto valore. 9 II governo, tramite Garibaldi, mostra di seguire da vicino l'opera di Schanzer a Parigi a) E finalmente, il 24 giugno, Schanzer avverte che è di ritorno e che tutto va bene. Sarete contenti. 3J
Senonchè proprio a questo punto cessano, tra le carte di Garibaldi, le lettere di Schanzer, e cade anche tutto l'ambizioso progetto. Il governo sta ricorrendo infatti ad altre vie per il finanziamento, e precisamente alla emissione di titoli di Stato speciali per il Tevere. Le banche internazionali si ritirano. E lo Schanzer dopo tutto il suo daffare esce economicamente rovinato, e non gli resta che contemplare, per tutta ricompensa, ima foto­grafia con dedica del generale al mio caro amico L. S.
Grande è la delusione di Garibaldi, che nella ascesa della Sinistra aveva riposto le ultime speranze. Àncora in primavera era pieno di fiducia, soprat­tutto per il porto marittimo, che considerava come un importante mezzo di contatti commerciali e civili fra i popoli. Il Generale vede già il porto di Roma a S. Paolo scrive Basso al Riboli, 4) coi Clipers [sic] Inglesi e Americani, carichi di colonniali [sic], attracati [sic] al molo... [Ma] in porto aggiunge di suo il Generale non andrà mai. Il pessimismo di Basso non risulterà eccessivo alla prova dei fatti: durante vent'anni i lavori non andranno al di là della sistemazione, pur difficile e meritoria, dei mnraglioni e dei Lungotevere nel tratto urbano del fiume.
Negli ultimi mesi del 1876, quando Garibaldi rinuncia ad occuparsi del progetto del Tevere, già da un po' di tempo i grossi nomi del capitale in­ternazionale han capito che l'affare non sarà ne buono né realizzabile, e anche gli amici italiani di parte democratica l'han lasciato solo. È vero che per la finanza di Parigi o di Vienna o di Londra l'episodio del Tevere è stato sol­tanto un'occasione per saggiare il mercato italiano e misturare le proprie forze. Ma esso per Garibaldi è un momento significativo della sua costante linea d'azione. Nelle righe dell'epistolario di lui, le preoccupazioni per il Tevere si alternano a volta a volta con i saluti alle iniziative internazionali per il disarmo e per l'arbitrato, con i messaggi alle Società Operaie, con l'interes­samento alla lotta degli Slavi oppressi contro il turco. Ed egli afferma che finché così gran parte dell'erario sarà dedicata agli armamenti, non ai po­tranno realizzare tutti i grandi lavori di cui abbisogna l'Italia: sistemazione di fiumi, porti, ferrovie, ecc., né soprattutto si farà la sistemazione del Tevere che sta a cuore a tutti gli onesti (Lettera del 25 dicembre 1875 al Dobelli, in XJMENES, p. 140).
Nell'impresa del Tevere Garibaldi cerca, insomma, di realizzare qualche cosa del suo sogno di grandezza dell'Italia e di Roma e di redenzione del lavoro. Egli vuole nello stesso tempo mostrare il suo volto di uomo di pace, ansioso di saldare vincoli nuovi con gli altri popoli. L'impresa del Tevere è una grande occasione per Garibaldi di esprimere le sue idealità sociali ed umane, la sua personalità, che va al di là dei confini d'Italia.
ALBERTO CARACCIOLO
ti (B. SO, n. 3, 57).
2) Minuta di lettera di G. 0. a Schanzer, 22 maggio 1876 (B. SO, n. 3, 87).
(B. SO, n. 3, 82).
4) In Lettera originali, a T. Riboli, voi. V, n. 459.