Rassegna storica del Risorgimento

MARINA AUSTRIACA
anno <1918>   pagina <222>
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G. donni
11 movimento politico s'inizia il 22 marzo nel suo storico arse-naie con una tragedia. L'inviso capitano di vascello Marinovich, che n'era il direttore generale, I trucidato dai dipendenti operai in som­mossa. Nel tumulto che ne deriva .entrano in scena ufficiali, militari, cittadini. La popolazione-veneziana poco prima apatica, s'esalta tanto ali* idea della libertà, che la fanteria marina, composta da soldati dalmati e veneti, si sente trascinala ad affratellarsi coi sollevati. Daniele Manin afferra le redini dell' insurrezione, intima all'ammi­raglio Martini di deporre il comando generale della marina nelle mani di Leone Graziani e proclama: Quest'arsenale non appartiene più all'Austria.
Il governatore civile Palfry, il comandante militare Zieby, sba­lorditi dalla subitanea sollevazione, abdicano i loro poteri al me­desimo Daniele Manin, che in piazza, S. Marco annunzia al po­polo festante la risorta Repubblica Veneta. Queste autorità au­striache ottengono poscia il permesso d'imbarcarsi sul piroscafo del Lloyd Arciduca Federico, che doveva andare a Pota per ordinare alla flotta, colà di stazione, di ritornare a Venezia per conto del nuovo governo.
Arvvènne, come facilmente il governo provvisorio della Repub­blica veneta avrebbe potuto prevedere, che - il piroscafo Arciduca Federico al largo di Venezia - dal Palffy fu ordinato al capitano che lo comandava di far rotta su Trieste invece che su Pela. Quando il capitano di corvetta, Achille Buccina, apprese che, colTordine di ri­chiamare la flotta da Pola, sul medesimo piroscafo viaggiavano le fuggiasche autorità austrìache, incominciò a gridare* Venezia è perduta, Venezia è perduta x-e, colto da un eccesso di disperazione patriottica, volevasi uccidere con un colpo di pistola. Purtroppo egli aveva ragione. L'ordine di richiamare la flotta, invece di andare nelle mani del suo comandante Giovanni Buratovich a Pola, che probabilmente l'avrebbe eseguito, cadde nelle mani del feldmaresciallo Giulay, governatore a Trieste. Naturalmente Giulay diede immedia­tamente delle disposizioni, per evitare che la flotta potesse partire da Pola per andare a Venezia. Il mattino del 24 le batterie dei forti, che coronano Pola, sono puntate, contro le sottostanti navi, sulle quali gli ufficiali e gli equipaggi, in gran parte italiani, son tenuti come 'prigionieri ed obbligati quindi all' inazione. A questa sorte son sottratte quattro cannoniere, che veleggiavano nell'alto Adriatico, sebbene addette alla flotta di Pola, perchè, avuta notizia da una barca peschereccia della scoppiata rivoluzione a Venezia, colà si re­carono a rafforzare la piccola flotta venejià - composta dalle fregate Lombardia* Indipendenza, Civica, dai brigantini Crociato, San Marco,