Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1954>   pagina <301>
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Intorno alla Conferenza di Gaeta del 1849 301
Altrettanto, se non forse di più, la condotta di Oudinot rispecchia questa perplessità. Egli dichi ara di non esser venuto come nemico (lo poteva, un repubblicano francese contro i repubblicani romani ?); ma da generale e da ottimo cattolico egli è venuto a riassestare lo Stato pontificio, cui l'espressione della libera volontà popolare darà un ordinamento regolare e definitivo. << La France est résolue à conserver dans les Etats romains Pinfluence indis-pensable à l'affermissement de l'ordre social en memo tems que les interets generaux de la Chreticnté . Parole d'una larga ambiguità che si prestavano a differentissime ed anche opposte interpretazioni.
L'indecisione della sua azione militare non è dovuta, come afferma l'Este> rhazy, a imperizia tecnica, ma a questa ambiguità di cui egli è l'esponente.
Simbolo addirittura ne è il Lesseps, inviato regolare, sconfessato poi cla­morosamente, perchè la sua azione di mediatore, che doveva essere suprema* mente abile, non poteva non fallire.
Sullo stesso piano l'atteggiamento del Bonaparte, che deve equilibrarsi fica il sentimento popolare repubblicano e cattolico e il timore di inimicarsi le cancellerie europee, specialmente la viennese e forse influenzato, attraverso amici e consiglieri, dall'Inghilterra. Sconfessa le istruzioni date all'Oudinot, ritira la lettera al Ney. Dietro a lui c'è Mole e, vero arbitro della situazione, il Thiers.
La Francia è sola, perplessa e combattuta in tal modo, nel rappresentare le correnti moderne, alla Conferenza. Isolati e coraggiosi i due Francesi si battono con un ardore che, per i sistemi della vecchia diplomazia, rappresen­tata dall'Esterhazy e dall'Antonelli, seguiti a rispettosa e cieca distanza dagli inviati di Spagna e di Napoli, rappresenta una grave mancanza di stile e di prestigio.
E solo attraverso i Francesi che le istanze romane possono aver voce alla Conferenza. Ma indiretta e travisata. Molle come cera il papa, lontano dai Romani, non ha più la sensazione direi materiale della volontà, delle aspira­zioni del popolo che pur ha conosciuto ed amato. Isolato, non subisce più. che le suggestioni di Antonelli ed Esterhazy e tutte le idee liberali, i nomi che nau.no rappresentato por lui delle luci: Balbo, Gioberti, il diletto Rosmini, si sono oscurati, anzi spenti. Ogni contatto ideale è troncato. Il Castellani, che si era illuso, per fascino giovanile personale e come voce del disperato eroismo veneziano, è rimasto a Roma e confessa avvilito (30 gennaio): sul papa non conviene più illudersi; egli è uomo di buone intenzioni ma si crede unicamente rappresentante e garante degli interessi della Chiesa: crede a chi lo assicura che la libertà è contraria della Chiesa. Vedete bene che da un tale uomo l'Italia può temere tutto. E non si deve dissimulare che il papa in Italia è potente,in Roma è onnipossente. (Qui si potrebbe osservare che in questo cattolico osservante veneziano, memore dei Serpi, è matura l'idea della soppressione del potere temporale. D'altronde già Castelli, Manin e perfino il Tommaseo, scrivendo del papa, dividono il sovrano dal sacerdote).
II toscano Bargagli, portabandiera intelligente di quella minoranza toscana che aveva il coraggio di rinunciare al quieto benessere leopoldino per affermare degli ideali di libertà, è si a Gaeta, ma bandito dal cerchio stretto attorno al papa, avvilito e d'altronde conscio di quanto afferma il De Boni: esservi in Toscana una confusione terribile, nessuna forza di moltitudine, eccetto Livorno, nessun concetto fisso .