Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; COSTITUENTE
anno <1954>   pagina <308>
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Roberta Cessi
vomo per giungere fino a Firenze; a Roma infine tra l'intensa commozione dissimulata da leggera nebbia di apatia e di indifferenza, i reduci da tutte le insurrezioni si raccolsero solleciti intorno all'inviato veneto, il Castellani, che riprendeva le proprie funzioni per costituire il Comitato di libera-* zione nazionale, operante secondo i principi mazziniani di insurrezione popolare. *)
In un panorama illuminato da bagliori così rilucenti campeggiava in maniera più imperativa e convincente il problema della Costituente. I risul­tati degli esperimenti costituzionali, in parte crollati, in parte affievoliti e ammorbiditi dagli insuccessi militari, avevano deluso, e la scarsa vigoria, di cui avevano dato testimonio, sembrava dar ragione agli oppositori, che ravvisavano la salute soltanto nell'azione popolare, della quale la Costituente diventava simbolo e mente direttrice.
XI Comitato romano se ne fece tosto promotore: e se raccolse inizialmente, sotto la sinistra impressione della disfatta lombarda, facili adesioni, non ap­pena alla prima commozione subentrò più riposata riflessione, i facili entu­siasmi si acquetarono, di fronte alle difficoltà naturali delle cose e alle per­plessità degli uomini, nei quali sulla sincerità della fede prevaleva spesso l'occulto ambizioso interesse personale.
Manin restò interdetto dalla precarietà della situazione, che aveva ere­ditato; l'avvento del ministro Montanelli-Guerrazzi cristallizzò l'effervescenza insurrezionale toscana; Mazzini se ne stette in inerte osservazione, lanciando incitamenti senza nulla operare; l'intrigo della mediazione anglo-francese arrestò ogni iniziativa. Il Comitato romano sentì vacillare la fiducia spaval­damente nutrita e illanguidire la sua iniziativa, non meno del negoziato rosminiano, sotto il peso di prepotente ripresa del più ortodosso costituzio­nalismo, contemporaneamente promosso sotto forme diverse e ispirato a diversi obbiettivi a Torino dal Gioberti, con la costituzione della Società per la confederazione italiana e il raduno del congresso federativo, a Roma con l'avvento del ministero di Pellegrino Rossi, mentre Manin accentrava l'iso­lamento municipalista della politica veneziana, e il Montanelli si sforzava di spogliare la concezione costituente il più possibile degli aspetti insurrezio­nali, che, come confessava, altrimenti potevano essere valutati agitandoli nella piazza, altrimenti nella responsabilità di governo.
Nel rapido adattamento, che la situazione generale subì durante il breve corso dei mesi successivi alla crisi di agosto, si mantenne coerente la prospet­tiva di Mazzini, ma relegata in un ambito assai teorico, senza esercitare validi riflessi pratici e influire decisamente sopra l'opinione pubblica.
Sull'arena della discussione in una atmosfera torbida, agitata in un senso da ambizioni e irritazioni locali, stagnante dall'altro per la remora imposta dalla sospettosa e ambigua diplomazia europea, stavano appassionate la con­cezione costituzionale, vigorosamente interpretata da Gioberti e quella costi­tuente proposta con calore da Montanelli, né l'una né l'altra però così infles­sibilmente rigide da non cercar di trovar reciproco accostamento per rispet­tive particolari esigenze.
1) B. CESSI, Il comitato di libar azione noziaiiala nel 1848, in Rcnd. Acotul. Lincei se mor. . Vili, y. VI, p. 345 sgtf.