Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; COSTITUENTE
anno <1954>   pagina <309>
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Il problema della Costituente nel 1848 309
È noto che Gioberti, arrivato alla Presidenza del Consiglio alla fine del­l'anno con il concorso di elementi estremi, fra l'altro aveva fatto proprio, in verità senza meglio precisarne il carattere, il programma della Costituente, non rifiutando, sia pur con somma cautela ed evitando precisi impegni, alle idee del Montanelli.1) Ma assai presto, ottenuto il desiderato successo poli­tico, con rapida conversione tramutò la sua fisionomia politica e nei rapporti interni e in quelli internazionali, e nelle prospettive programmatiche e nell'azione ministeriale, di fronte ai propri colleghi, al parlamento, al paese e agli stati esteri* Il ministero democratico assunse veste moderata, rical­cando le orme del Pinelli, che aveva aspramente combattuto per succedergli, invocando quasi il suo aiuto; il ministero della guerra di indipendenza, dopo aver esasperato le relazioni estere, isolando il Piemonte e irritando inutilmente l'Austria, fini per diventare il paladino, col pretesto di una difesa nazionale, delle restaurazioni reazionarie e assolutiste in Toscana e a Roma.
All'indomani di aver assunto il potere il 22 dicembre, il Gioberti non esi­tava a confessare al Ludolf2) il grave pericolo e in ogni caso la poca proba­bilità di buon successo, che gli offriva l'applicazione della costituente To­scana, alla quale si era adattato per convenienza politica ma che il pro­getto del Montanelli egli non poteva però ammetterlo, piuttosto quella del Mamiani, ed anche intendeva che questo stesso fosse modificato. E qui mi confidava scriveva il Ludolf, ch'egli non poteva ammettere che ogni stato, qualunque fosse la sua grandezza, venisse rappresentato alla costituente da egual numero di Deputati; che non voleva che questi venissero eletti dal suffragio universale, comunque ritenesse questo in Italia assai favorevole alla Monarchia, ma che sarebbe stato di lunga e difficile esecuzione e che ora conveniva far presto e quindi era sua intenzione di proporre che i varii po­teri esecutivi di accordo coi parlamentari scegliessero le persone, che avreb­bero dovuto rappresentarli; mi aggiungeva poi ch'egli riteneva la costituente intesa cosi, come l'unico modo per istringere insieme i governi, ispirare fiducia ad anche per terminare senza estere intervenzioni e quasi in famiglia le questioni insorte fra alcuni popoli ed i loro sovrani. 3)
Ma fino a che egli non avesse consolidato il potere, che aveva strappato con insinuanti manovre, lusingando moderati e radicali, non poteva dire in pubblico, ciò che confidava in privato. Egli aveva fatto sgabello alla sua ambizione per afferrare finalmente il desiato portafoglio delle due parole a democrazia e Costituente, che campeggiavano nel suo programma e che aveva agitato tra le folle. *) Ma poi se ne doveva pentire, non perchè in sé non contenessero un positivo valore politico e morale, ma perchè il suo animo era insufficiente ad affrontare una situazione così complessa.
Certe parole esprimenti talune idee, rifletteva con un fondo di gran verità il Ludolf sulla psicologia politica dell'uomo, che, se pure hanno del buono, racchiudono tanto male, che l'astcnersenc è savio consiglio, anche lasciate semplicemente cadere sulla folla, v'ha sempre chi avidamente le
') R. CESSI, Pagine della vita ministeriale di V. Gioberti, in Remi. Accad. lincei e. mor., a. Vili, T. IX.
2) Ludolf a Cariati, 22 dicembre 1848 (Napoli, Arci. Stato, Sardegna, 2016).
3) Ludolf a Cariati, 22 dicembre 1848, cit.
4) Ludolf a Cariati, 12 gennaio 1849, n. 201.