Rassegna storica del Risorgimento

1850-1880 ; ROMANIA ; CORRENTI CESARE ; MASSARANI TULLO ; GIORN
anno <1954>   pagina <315>
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Rapporti culturali e giornalistici tra ritolta e la Romania, ecc. 315
per battezzarli slavi, adduccndo che le infinite invasioni e mescolanze di popoli e signorie di nazioni straniere cancellarono ogni traccia di latinità: Non tocca a noi Italiani il muovere questa obbiezione. Le tempeste di guerra, le conquiste pih rumorose spesso non fanno, se mi si passa l'immagine, che increspare la superficie'di un popolo, che smuoverne e mutarne le classi superiori e signorili. Le plebi rifugiate nella loro oscurità, trincerate nell'ostinazione delle antiche memorie e degli aviti idiomi, conservano piò. lungamente lo spirito e la fisionomia nazionale. *) E se non bastassero la storia e le tradizioni : ci conforta Parìa del volto, la natura dell'ingegno, e l'indole nazionale dei Romeni. Chiunque ha visto i pastori e i caprai della campagna romena, dei Carpazi orientali e del Pindo, non potrà a meno di riconoscere che il profilo acuto, la fronte quadrata, gli occhi neri e brillanti ... fanno fede della loro antica consanguineità. Non manca il riscontro dell'indole morale: lo spirito di vendetta, il coraggio più individuale che disciplinato, l'ardente sentimento dell'amore... I Valacchi torturati dalle barbare signorie, che si avvicendarono nel dominio del loro paese, privi di ogni maniera di istruzione, segregati dai popoli civili, non hanno potuto accostarsi alle arti belle; ma ad onta di ciò, il loro sentimento estetico si manifestò nelle costruzioni delle chiese e nelle rozze pitture che le adornano, opere le più volte di semplici pastori. 2) Ugualmente per la musica classica. Ma le melodie nazionali sono invece notabili per una impronta melanconica e insieme solenne, che sembra rimpiangere la dura servitù presente e ricordare le antiche glorie. 3) I pastori romeni fanno versi all'improvviso come i pastori sardi. In un breve periodo di oppressione meno dura, avendo ottenuto i Romeni scuole in lingua nazionale e diritto d'avere giornali e riviste, la loro letteratura nazionale si è arricchita in 25 anni di opere pregevoli (cita tutti i grandi scrittori romeni) e, se la rivolu­zione del 1848 non avesse costretto i più chiari letterati a prendere l'esilio, a quest'ora sarebbero venute in luce traduzioni di Dante, di Petrarca, di Ariosto, ecc.
Ma l'argomento più convincente di quest'altra Italia è l'idioma. Se mal non si convenisse ad uno ' scrittore di almanacchi il farla da filologo, riferirei il Parallelismul intre limba romàna si italiana di quel potente intel­letto di Eliade, da cui, dopo averne indicato alcune corrispondenze mor­fologiche e lessicali tra il romeno e l'italiano, cita brevi frasi per convincere i lettori delle affinità esistenti.
Il destino dell'Italia è legato al destino del popolo romeno. La fratel­lanza tra le due nazioni è più che mai imperiosa: Così due fratelli, divisi fin dalla prima puerizia, se si riabbracciano, provati alla vita e maturi d'età, pia-cionsi a rincorrere i pensieri pensati insieme, e ad affratellare di nuovo le loro anime, suscitando e connettendo a vicenda le rispondenze delle memorie infan­tili, aiutandosi a ricomporre la dolce immagine confusa tra i presentimenti dell'amore ed i sogni della speranza. 4)
JE superfluo dire che questo scritto del Correnti, finora ignorato come suo in quanto non firmato, è la prima e la più esatta e bella sintesi-sulla Ro­
ti Ibidem, p. 466-467.
2) Ibidem, p. 467.
3) Ibidem, p. 467. *) Ibidem, p. 472.