Rassegna storica del Risorgimento

1789 ; NICCOLI RAIMONDO ; FAVIO FRANCESCO ; FRANCIA ; TOSCANA
anno <1954>   pagina <325>
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I GIUDIZI DI DUE DIPLOMATICI TOSCANI SULLA RIVOLUZIONE FRANCESE DEL 1789
Le fonti diplomatiche italiane della Rivoluzione francese dell' '89 desta­rono l'interesse della ricerca storica soltanto verso la fine del secolo XIX; l'opera di Albert Sorel aveva già posto l'accento sui rapporti tra Europa e Rivoluzione, richiamando l'attenzione sui dispacci degli ambasciatori delle potenze come fonti utilissime sia per la conoscenza degli avvenimenti, sia per una valutazione degli atteggiamenti prevalenti nelle cancellerie europee nei confronti della Francia in crisi. Non poteva rimanere inesplorata l'impo­nente massa dei rapporti diplomatici italiani, appartenenti ad ambasciatori e residenti di stati legati alla Francia da stretti vincoli dinastici, culturali ed economici, anche perchè le caratteristiche di sagacia e di accortezza riconosciute come pregi tradizionali di quella diplomazia, facevano sembrare opportuna la pubblicazione delle carte come fonti utili per una miglior com­prensione di fatti e di opinioni.
Mentre il Franchetti, nella Nuova Antologia del dicembre 1889, tratteg­giava gli aspetti più salienti dell'atteggiamento assunto dalle cancellerie italiane, e si avviava a divulgare, nella Stona d'Italia dal 1789 al 1799 (Mi­lano, 1907), i risultati delle ricerche sui rapporti degli ambasciatori ameri­cano, russo ed imperiale, già noti alla storiografia francese, aggiungendovi osservazioni sulle fonti diplomatiche italiane, il Kovalevsky (1895) iniziò la pubblicazione dei dispacci veneti fino all'agosto 1792, seguito, per gli anni 17951797, con minore capacità e meno sistematica impostazione del lavoro, dall'Orsi (1917) e dall'ancor meno felice Mazzucchelli (1935), i anali, tra altri minori, citarono le relazioni dei residenti della Serenissima, frammentaria" mente anche se frequentemente, in lavori riassuntivi sulla Rivoluzione.
Non si andò molto al di là del 1792 nella pubblicazione integrale, quan­tunque il Romanin, nell'appendice del voi. IX della Storia documentata di Venezia, avesse messo in luce, fin dalla metà dell'800, alcuni dispacci con­suntivi inviati nel 1796 da Alvise Pisani, piccolo saggio storiografico sulla Rivoluzione vista nel complesso della storia francese. Né servirà ad incorag­giarla pia tardi il fatto che N. Jorga, nel Bulletin de la Société d'histoire moderne del 1933, ne affermasse ancora una volta l'importanza e l'utilità per una più estesa documentazione.
Miglior fortuna ebbero le relazioni dei residenti genovesi, che trovarono in Y. Vitale l'editore accurato, per il periodo 1787-1793 (1936) ed in G. Co-lucci avevano già avuto il parziale ricercatore per gli anni 1794-1799 (1902). Minore attenzione destarono i dispacci degli ambasciatori del regno sardo, solo parzialmente studiati o pubblicati dal Trucco (1909), dall'Olmo (1915), dal Gerbaix de Sonnaz (1916), poi dal Lemmi (1923) e dal Ciampini (1935), forse perchè vi prevaleva l'interesse per l'episodio sulla ricerca dei motivi. Ai diplomatici parmensi dedicò un saggio l'Olmo (1930), mentre A. Morena (1895) e R- Ciampini (1935) pubblicarono alcuni giudizi e relazioni di uomini politici e di diplomatici toscani.
L'iniziativa del Kovalevsky non ebbe seguito pari all'iniziale fervore, quindi, ma a spiegazione di questo rallentamento si potrebbero richiamare