Rassegna storica del Risorgimento
1789 ; NICCOLI RAIMONDO ; FAVIO FRANCESCO ; FRANCIA ; TOSCANA
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1954
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Arnaldo cCAddano
alcuni motivi di indole generale. Verso la fine del secolo scorso la Rivoluzione era considerata, in Italia particolarmente, nei suoi aspetti negativi, in funzione del timore diffuso per gli incipienti successi del socialismo, la cui origine le veniva imputata nel corso della polemica; in. occasione del centenario dell' '89 non si erano avute che commemorazioni di maniera, quasi tutte ispirate alla duplice critica provocata dalle prevenzioni antisocialistiche e da quelle antiliberali di origine cattolica. I dispacci degli ambasciatori, con i frequenti racconti drammatici, pieni di recriminazioni e di compassione per le ingiustizie, vere o supposte che fossero, offrivano un materiale utilissimo anche alla polemica viva* Ma, quando, con le ricerche intraprese dall'Aulard e dalla sua scuola, si cominciarono a rivedere molte di queste posizioni, si rivalutarono gli aspetti costruttivi dell'azione rivoluzionaria, e furono fatte segno alla massima attenzione le fonti francesi ancora inedite, sparse negli archivi d'oltralpe, la pubblicazione di quelle italiane rimase confinata nel campo della ricerca erudita, della curiosità di storia locale, data anche la tendenza della storiografia italiana sulla Rivoluzione a seguire gli indirizzi ed i risultati di quella francese.
Dopo la prima guerra mondiale l'interesse per gli studi sulla diplomazia degli antichi Stati italiani che porterà alle nuove ricerche del Quazza, del Vitale, del Morandi, del Moscati, e di altri ancora, intese a riaffermarne l'importanza come fonti della storia italiana ed europea, renderanno nuovamente interessanti i dispacci scritti nel periodo rivoluzionario, sebbene non più soltanto in funzione della ricostruzione di quegli avvenimenti, bensì anche come elemento per uno studio sugli atteggiamenti e sulle reazioni dei contemporanei. Molto rimaneva da approfondire sui rapporti tra Italiani e Rivoluzione, mentre per la conoscenza degli aspetti economico-sociali di quella avevano interesse di gran lunga maggiore le carte che in Francia erano state pubblicate e si andavano pubblicando fin. dai primi anni del secolo XX.
Rimasero, ciò nonostante, del tutto inediti, oltre ai dispacci toscani, il carteggio del Nunzio pontificio, conservato in una ventina di filze nell'Archivio Vaticano, nonché le lunghe e documentatissime relazioni del marchese di Circelio allo Acton, delle quali diede un saggio il Weill nella Reoue de Paris del 1912.
Se è oggi approfondita la ricerca su quanto hanno detto e scritto i riformisti, i viaggiatori, i pubblicisti contemporanei alla Rivoluzione, e tra le loro carte si sono trovate considerazioni interessantissime, non mi sembra che si debba trascurare quanto è contenuto nei rapporti dei diplomatici. Una prevenzione non. modificata dalla consultazione diretta delle fonti ha talvolta suscitato diffidenza verso quelle carte, provenienti da uomini appartenenti, in gran parte, alla nobiltà, le cui relazioni si considerano viziate da ostilità preconcette e da incomprensione verso la Rivoluzione che distruggeva i privilegi dell'antico regime e ne sovvertiva l'edificio politico internazionale. Le ricerche che ho già fatto su questo argomento sotto la guida del compianto Carlo Morandi, mi hanno indirizzato verso conclusioni diverse, sembrandomi che la lettura dei dispacci Un'ora noti, quantunque frammentariamente, dia la possibilità di scorgervi una tendenza verso valutazioni né impulsive né tendenziose. Spesso almeno l'evidenza dei fatti s'impone; si segnalano con larghezza le conquiste del periodo costituzionale, che appaiono