Rassegna storica del Risorgimento

1789 ; NICCOLI RAIMONDO ; FAVIO FRANCESCO ; FRANCIA ; TOSCANA
anno <1954>   pagina <328>
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Arnaldo d'Addano
coricati e svolgere pratiche nell'interesse dei sudditi granducali per inviare un circostanziato dispaccio una volta almeno la settimana, allo scopo di informare il Granduca ed i ministri sugli avvenimenti di corte e sulla vita del paese. I rapporti con il conte de Mercy appaiono ben chiari da una lettera del Serristori all'ambasciatore imperiale, nella quale si avverte che il resi­dente è stato riconfermato nell'incarico dal nuovo Granduca, nell'aprile 1791 (A, S. F., Toscane. Correspondance, ecc., a. 1791), e che dipenderà dai suoi ordini come per il passato, agendo di pieno accordo con lui per quanto potesse essergli richiesto da Firenze. H Niccoli non mancò di adempiere questi doveri, inviando dispacci lunghi e ricchi di notizie, corredati da stampati da libri, da relazioni consuntive, ora in massima parte sottratti all'attenzione del lettore, perché trattenuti dai personaggi coi erano destinati. Egli non era nuovo in Francia, avendo risieduto a Parigi per tutelare alcuni interessi della Casa Grimaldi di Monaco, né gli mancavano perciò amicizie e pro­tezioni; viveva alquanto appartato dalla vita brillante della Corte, non permettendogli il suo stipendio e le sue indennità larghe spese di rappresen­tanza, della qua! cosa dobbiamo essere grati alle circostanze, avendo in tal modo la possibilità di ritrovare nel Niccoli osservazioni su fatti ed ambienti più vicini alla realtà della vita comune e distanti da quella dei salotti o della stessa corte. Lo seguì ben presto il nipote, Francesco Favi, che lo sostituì in periodi di malattia e di congedo, sempre più frequenti fin dal 1777, sosti­tuendolo definitivamente come Segretario di Legazione nel settembre 1780, e continuando il regolare invio dei rapporti fino alla primavera del 1794.
Zio e nipote lavorano sempre d'accordo ed il carteggio non subisce alterazioni di rilievo, se si toglie il fatto di una leggera accentuazione del­l'andamento cronachistico nel Favi, mentre il Niccoli era stato più proclive ai giudizi e ad un racconto più ricco di spunti personali.
Al Niccoli interessano vivamente i tentativi fatti da Luigi XV per l'affermazione dell'autorità reale nell'affare dei Parlamenti, non gli sfugge la sostanziale prosperità della Francia, pur sotto il grave peso dell'incoerente condotta del governo e del cronico deficit finanziario. Trasmette a questo proposito (11 settembre 1769) una lunga relazione Bullo stato politico ed economico del paese, non trascurando di inviare simili notizie anche sul­l'Inghilterra (11 dicembre 1769); al suo amico Tavanti invia, tramite il mini­stero, notizie su argomenti scientifici ed economici, scambiando con lui un particolare carteggio, più volte ricordato nei dispacci, e facendogli pervenire, tramite il corriere diplomatico, libri e gazzette, stampati riproducenti leggi e bandi del governo reale; una sua relazione sul progetto e sui lavori di scavo di un canale sotterraneo tra la Loira, la Somme e la Schelda è inviata al governo il 10 agosto 1773 ed al Tavanti il 30 successivo. Cerca, in una parola, di porre l'accento sugli aspetti costruttivi della vita francese, compiacendosi di mettere in rilievo l'opportunità di una politica autoritaria ed illuminata, che possa suscitare e stimolare le forze del Regno; fatto naturale in lui, pro­veniente dall'ambiente riformistico leopoldino, legato da viva ammirazione all'opera del Granduca e dei suoi collaboratori. Il Niccoli ripone la sua fiducia e le speranze nel rafforzamento del potere centrale, contro la reazione dei privilegiati, ma, in pari tempo lo meraviglia e lo preoccupa l'instabilità e l'incomprensione dell'opinione pubblica, che sembra non valutare la realtà della situazione e l'opportunità del tentativo che egli crede sia fatto