Rassegna storica del Risorgimento

1789 ; NICCOLI RAIMONDO ; FAVIO FRANCESCO ; FRANCIA ; TOSCANA
anno <1954>   pagina <331>
immagine non disponibile

I giudizi di due diplomatici toscani, eco, 331
Esteri 2336) Nello stato attuale può ogni giorno sopraggiungere qualche cosa di
nuovo, mentre tutti stanno male:... il popolo soffre con la lusinga che la Costi' tuzione lo renderà felice, e soffre con pazienza per questo... ma si stancherà alla fine, e succederà un cambiamento, ed è difficile che succeda tranquillamente
(disp. 21 set. 1790, A. S. F., Segr. Esteri, 2336) I progetti (delle nuove
imposte) che sono stati discussi son belli in teoria, ma in pratica saranno diversi, e non sarà facile di esigere le imposizioni (disp. 12 ott. 1790, A. S. F., Segr.
Esteri, 2336) L'Assemblea teme più che mai per la Costituzione e vede per
tutto dei nemici e dei complotti preparati per distruggerla, ma la rovina ... verrà dalle sue basi, che son cattive (disp. 19 ott. 1790, A. S. F., Segr. Esteri, 2336). La sua crìtica al metodo ed alla sostanza dell'azione rivoluzionaria finisce per coincidere con le tesi del Burke, del quale invia (unico volume segnalato in questa parte del carteggio) l'opera al ministro: Mi sono presa la libertà di spedirle il libro di Mr. Burke sulla rivoluzione... che è pieno di giuste rifles­sioni e di verità, e nel quale si riconosce il talento di un profondo politico, che ben conosce gli uomini e la maniera di governarli, e che ha bene analizzato il sistema adottato dall'Assemblea Nazionale, che, volendo formare un governo affatto nuovo, ne fa uno che ha piò- inconvenienti di tutti gli altri (disp. 7 die. 1790, A. S. F., Segr. Esteri, 2336), frase che, pur nella coincidenza formale della conclusione, tradisce i limiti della personalità del Favi, che trova corrispondenza ai suoi in giudizi scaturenti da una mentalità e da una espe­rienza tanto diversa da quelle prevalenti nell'ambiente politico da cui egli traeva ispirazione.
In sostanza è il governo di assemblea quello che gli sembra impossibile e dannoso, troppo assurdo perchè possa sussistere (disp. 15 ago. 1791, A. S. F., Segr. Esteri, 2336), con i partiti che se ne contendono la maggioranza e ne rendono impossibile il funzionamento, con la tendenza alla formulazione teorica dei problemi politici, senza una adeguata considerazione dei bisogni reali del paese, con la carenza del potere giudiciario (che) è nullo per tutto il Regno, quanto il potere esecutivo, e non è sperabile che le cose vadano bene finché non saranno in attività (disp. 7 febr. 1792, A. S. F., Segr. Esteri, 2336). JX fatto è che per il Favi quei bisogni potevano essere soddisfatti soltanto dal dispotismo illuminato che, ancora in questi anni, egli continua a credere pos­sibile ed utile in Francia. Il problema, per i due diplomatici toscani, consi­steva nella necessità di un grande sforzo di rafforzamento del potere centrale, così da rendere possibili riforme dall'alto, tipo quelle del Granducato; il pa­rallelo sempre presente, quantunque implicito, con la Toscana, rende loro sostanzialmente incomprensibile la vera consistenza dell'autorità reale e la natura della profonda crisi sociale, che non poteva essere risolta da riforme imposte di autorità, ma soltanto con un adeguamento dei privilegiati alla nuova situazione politica ed economica del paese. Giudizi negativi, dunque, e diversi dal favore espresso da quanti, nella stessa Toscana, a cominciare dal Granduca, si attendevano dalla Rivoluzione un progresso nel cammino dello spirito umano e la consideravano come un esempio per le altre nazioni; Pietro Leopoldo aveva scritto a Maria Cristina, il 4 giugno 1789, cotte regé-neration de la Franco sera un exemple que, sóus peu, bon gre mal gre, tous les souverains et gouvemeurs de VEurope seront obligés et forcés d'adopter par les peuples eux memes; il en viendra un bien infini partout, la fin de bien d" infustices, guerres, discussione et troubles, et ce sera une des modes utiles