Rassegna storica del Risorgimento
1789 ; NICCOLI RAIMONDO ; FAVIO FRANCESCO ; FRANCIA ; TOSCANA
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Arnaldo (TAddario
que la France aura introduites en Europe. Più tardi questa fiduciosa valutazione si attenuerà fino a diventare scetticismo (BEER, Leopald II, Franz II uni Catharina, Lipsia, 1874, p. 213), ma il giudizio realistico, come di un fatto che ha radici profonde in una condizione critica della società, in Francia come in Europa, rimarrà vivo nel Gianni, in Federigo Manfredini, nel Mozzi, nel Carletti, in Neri Corsini e nel Pignotti, per non accennare che ad alcuni dell'ambiente illuministico leopoldino. Il Favi ed il Niccoli non videro nella Rivoluzione che l'indebolimento del potere centrale la parentesi, inutile forse, di sconvolgimenti e di avvenimenti luttuosi tra due periodi di governo centralistico, quello debole dei Borboni e quello preconizzato necessario, dopo l'insegnamento impartito dai fatti alla leggerezza dello spirito pubblico francese; la loro mentalità aveva assorbito dall'assolutismo illuminato il metodo, senza avvertire che esso traeva forza, almeno in Toscana, dalla mancanza di quelle resistenze di ordine sociale ed economico che in Francia trovavano l'espressione viva nei privilegi e nella differenziazione giuridica dei tre stati. Il fallimento del metodo riformistico, per il Favi, ha aperto la strada ad un incessante succedersi di avvenimenti sempre più. dannosi per la Francia. Egli, caso piuttosto raro in corrispondenze del genere, non accenna neppure ai fatti, di sangue ed alle violenze; il suo problema è unicamente quello di una critica agli ordinamenti costituzionali, visti come tentativi inadeguati ed errati di risolvere le difficoltà francesi. La revolution du 10 aoùt a renversé tout à fait la monarchie et la costitution... il va se former un gouver-nernent répubblicain, mais eomme il est impossiblc qu'il puisse subsister long-temps, il faut sìattendre à une troisième revolution, doni la secousse sera... plus terrible mie les autres, et on convieni généralement qu'il v aura bien de change-ments dans le gouvernement, avant qu'il y en ait un stalle (disp. 27 ago. 1792, A. S. F., Segr. Esteri, 2336). Finisce per sfuggirgli, a lui compartecipe delle frasi del Niccoli sul beneficio di una legislazione preceduta dall'educazione dei sudditi, un giudizio negativo sull'inutilità degli sforzi intesi a convincere il popolo della bontà di un programma, ed una inattesa quanto rassegnata espressione ammirativa per l'uso della forza. Il partito dei costituzionali o sia dei feuillanti si era lusingato di condurre il popolo a volontà, a forza d'istruirlo con delle belle frasi e con i loro gran principi filosofici... il partito popolare, al contrario, non si è occupato molto a scrivere ma ha agito con somma attività, impiegando la forza e la violenza.., I capi di questo partito ora vittorioso sapevano bene che nelle rivoluzioni non bisogna tanto ragionare, ma agire (disp. 17 set. 1792, A. S. F., Segr. Esteri, 2336), parole amare e contraddittorie, nelle quali 8Ì rimprovera quello stesso metodo già altra volta lodato, che non si spiegano se non con la profonda delusione e la disperazione dell'avvenire. Altri avrebbe creduto di poter parlare di rovina totale della Francia, ma il Favi conserva ancora tanta padronanza dei suoi giudizi da poter valutare le risorse del patriottismo francese. Quando ancora la Nazione francese dovesse essere attaccata Panno prossimo da tutta l'Europa, qui si pensa che non sarà mai soggiogala, attesa /'energia che dimostra e le risorse die ha per difendersi. La necessità della difesa le dà realmente del coraggio e la Nazione è d'accordo per difendersi (disp. 8 ott. 1792, A. S. F., Segr. Esteri, 2336). Brevi, e sempre più distaccati dagli avvenimenti, Bono i dispacci del 1793; alle notizie supplisce con l'invio delle gazzette, cui fa riferimento, ma, prima di chiudere la sua prima missione in Francia che lo ritroveremo ancora a Parigi durante