Rassegna storica del Risorgimento
1789 ; NICCOLI RAIMONDO ; FAVIO FRANCESCO ; FRANCIA ; TOSCANA
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1954
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pagina
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333
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/ giudizi di due diplomatici toscani, ecc. 333
il Direttorio ed il Coasolato trova il modo di riassumere il suo pensiero, scrivendo da Basilea, dopo essere uscito dal territorio francese, in viaggio per Firenze: I ricchi non si aspettavano questo quando declamavano contro Pantico governo, ricusandogli quei soccorsi che gli erano necessari e che avrebbero ad essi conservato le loro sostanze; il delirio era allora generale, e tutti volevano che si adunasse la nazione per ristabilire le finanze e per dare alla Francia una costituzione: come se un regno, che era il più florido della Terra, non avesse avuto leggi fino allora. Tutti adesso riconoscono Verrore, ma è troppo tardi, e ne saranno le vittime (disp. 10 mar. 1794, A. S. F., Segr. Esteri, 2336). Con il ritorno a quello che, in definitiva, è stato il problema centrale di questo carteggio, si chiude l'ultima lettera di esso, senza recriminazioni e senza fosche conclusioni sull'avvenire. Si constata un errore di metodo, ma non si contesta l'esistenza di una crisi Cui porre riparo; ri potrebbe rimproverare ai residenti toscani una visione limitata della situazione interna francese e dell'intrinseca debolezza della monarchia, che essi ritenevano capace (non unici né ultimi in questa valutazione) di superare perfino se stessa in un compito che ne impegnava la struttura, tanto ancora legata alle sue origini feu-dalistàcite, ma non si può contestare loro il fatto di aver posto sempre al centro delle osservazioni la discussione sul come venire incontro ad un complesso di ingiustizie, di irregolarità, di deficienze che essi avevano compreso. La misura stessa usata nello stile delle lettere, il senso di equanimità che si sforzano di Conservare, ne rende interessante il carteggio, se non come fonte di notizie, almeno come indice delle reazioni di un ambiente dei più preparati nei confronti della Rivoluzione, che sembrò riassumere in sé il travaglio delle conquiste auspicate dal Settecento riformatore.
ARNALDO D'ADDARIO