Rassegna storica del Risorgimento
NOLA ; CARBONERIA ; MOTI 1820
anno
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1954
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pagina
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334
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PRELUDII AL MOTO CARBONARO DI NOLA (1820)
La restaurazione succeduta alla rivoluzione francese del secolo XVIII ed iniziatasi col crollo del Bonaparte (1814) non fu, come ricordiamo, accolta bene dalla parte migliore dei cittadini, giacché essa non pensò effettivamente a riordinare, secondo s'era proposto, i governi europei, con l'accogliere i principi di giustizia che aveva inaugurati, ma si rivelò stizzosamente reazionaria e tirannica, con un assetto politico così mostruoso da provocare la formazione di società segrete e di conseguenti movimenti liberali nei principali stati occidentali d'Europa. Essi ebbero dove più. dove meno il loro trionfo, e, se alcuni fallirono, dimostrarono almeno che una certa resistenza si andava, sebbene lentamente, organizzando contro la restaurazione. Quei governi, quindi, che ai erano offerti come garanti della conservazione dell'assetto politico instaurato col trattato di Vienna e con la Santa Alleanza, dovettero necessariamente tener fronte al pericolo che minacciava di sconvolgere l'assolutismo.
Nella nostra penisola, dove non mancavano giovani anelanti all'indipendenza, non fu difficile la formazione di società segrete, la più accreditata e diffusa delle quali fu, come si sa, la Carboneria, il cui supremo scopo fu quello di redimere la patria dalla schiavitù interna ed esterna, che il Congresso dei lupi aveva ingiustamente sancita, prendendola di mira e dividendola in tanti piccoli Stati, tutti più o meno soggetti a duchi d'Austria o a principi servilmente legati alla dinastia austriaca.
Gli storici sono quasi concordi nel narrare probabilmente per non allontanarsi dalle solite formule stereotipate che questi giovani, ardenti di amor patrio e cresciuti di numero, vollero dar prova di saper combattere tale ingiusto aspetto politico, iniziando la rivolta del 1820, eccitati alla notizia che il re di Spagna, avvilito dalla rivoluzione, era stato costretto a concedere una costituzione.
Questo luogo comune della storia, accolto e ripetuto quasi costantemente da compilatori di manuali scolastici e da autori di storia nazionale, dice che da Nola, il 2 luglio di quell'anno, per opera di due sottotenenti di cavalleria di stanza in quella città e del prete Luigi Minichini scoppiò il primo moto carbonaro, che si ripercosse come eco in Sicilia e nelle altre regioni della penisola, nonostante le proteste e le condanne.
Il primo movimento, invece, si ebbe a Salerno, e ciò è comprovato da due Sommosse. La prima scoppiò il 30 maggio e fu preceduta da un'adunanza di carbonari detta Gran Dieta, presieduta da Giuseppe Bongiovanni, gran dignitario dell'Orane carbonaro ed appartenente all' Alta vendita centrale di Salerno denominata Risorta dei Benemeriti Carbonari diretta dai fratelli Avossa e da Rosario Macchiaroli. Ad essa intervennero i rappresentanti delle varie Vendite della provincia, che costituirono un Comitato di Salute Pubblica ed acclamarono il generale Pepe comandante unico delle forze del regno, cui fu inviato il diploma e il proclama dell'insurrezione ad Avellino per mezzo di Pietro Scesa componente del Comitato, e si dette incarico rispettivamente a Gaetano Pascale, a