Rassegna storica del Risorgimento

NOLA ; CARBONERIA ; MOTI 1820
anno <1954>   pagina <336>
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Gennaro de Crescenzo
attesa di portate a termine la rivoluzione, mentre in diversi paesi della prò vincia i più accesi carbonari proclamavano la costituzione.
Il 2 luglio 1820, allorché Morelli e Salvati innalzarono anch'essi il grido di rivolta, i patrioti salernitani, guidati dal capitano Bartolomeo Paolella, venuto da Avellino a dirigere l'azione in Salerno, andarono a raggiungere i ribelli di Nola. Ristabilito il governo assoluto con l'appoggio dell'Austria, Ferdinando I di Borbone si trasformò in implacabile persecutore. I sei giovani salernitani, autori della rivolta, furono incarcerati e giudicati da una Corte Speciale. Il Menichini riuscì probabilmente a fuggire; gli altri cinque, sotto­posti a giudizio, furono il 13 agosto 1823 condannati a morte col terzo grado di pubblico esempio ed alle spese del giudizio. Felice Tafuri, uno dei condan­nati, aveva appena venti anni e la moglie diciassette. Questa, fattasi ardita dall'affetto, ottenne con lagrime la commutazione della pena di morte per il marito in quella dell'ergastolo nella prigione di S. Maria Apparente in Napoli.
Gli altri quattro furono decapitati in Salerno il mattino del 12 set­tembre 1823, tra lo spavento della cittadinanza, che si chiuse nelle case per non assistere alla nefanda esecuzione.
Cosi si conchiudeva tragicamente quella insurrezione, meditata nel fecondo lavorio delle Vendite che può ben considerarsi la prima rivolta carbonara.
È vero che essa venne meno allo scopo, ma quella vampata d'entusia­smo di pochi insorti, se si considera nel suo valore intrinseco ed ideo­logico, rappresenta un episodio luminoso da non obliare; essa percorse come meteora le contrade circostanti, accendendo e guidando gli animi alla gesta di Nola, ebbe virtù animatrice atta a fecondare la rivoluzione che scoppiò di lì a qualche giorno.
L'alba del Risorgimento italiano, quindi, spuntava non a Nola, ma a Salerno: lì si ebbero i primi aneliti, che costituirono un preludio sfolgorante per il sangue dei martiri di cui si tinse: esso aprì la serie gloriosa dei martiri carbonari
Già Luigi Settembrini, in un articolo pubblicato il 24 agosto 1868 nel giornale napoletano II Pungolo, deplorava come la rivoluzione di Salerno fosse stata offuscata da quella di Nola e lanciava l'incitamento ai con­terranei, più o meno immemori delle loro glorie, perchè fosse messo nella sua giusta luce il sacrifizio di quei "poveri giovani,, caduti per la libertà.
GENNARO de CRESCENZO