Rassegna storica del Risorgimento

LAMENNAIS (DE) F?LICIT? ; COSTANZO SALVATORE ; SICILIA
anno <1954>   pagina <352>
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FORTUNA DI LAMENNAIS IN SICILIA (CON DOCUMENTI INEDITI)
È cosa risaputa che gli scrìtti del Lamennais ebbero una vasta diffu­sione e profonda risonanza in Italia e che fino ad una certa epoca un vero e proprio movimento lamennesiano si sviluppò nel nostro paese.
Colui che si fece seguace e difensore entusiasta, per alcuni fondamentali aspetti e fino ad un certo momento, del Lamennais fu il siciliano Padre Gioacchino Ventura, che tradusse i primi due volumi dell'Essai sur Vindiffé-rence en mattare de religion dell'Abate bretone ed avrebbe tradotti ed anno­tati anche gli altri, se l'Editore non si fosse ritirato dall'impresa. Questa traduzione, per quanto incompleta, procacciò al Ventura la stima del La­mennais, che in parecchie lettere gli manifestò il suo contento, vedendo difesa la sua stessa causa, e poco dopo, recatosi a Napoli nell'estate del 1824, ai strinse in rapporti di amicizia col Ventura. x) Questo però non impedì che in seguito il Ventura sconfessasse il suo attaccamento al pensiero del suo amico e facesse atto di ritrattazione, per quanto sotto il riguardo poli­tico la sua dottrina, dopo l'inaugurazione della nuova Era, segnata dall'as­sunzione al trono pontificio di Pio IX, sia facilmente riportabile ed in modo diretto a quello del Lamennais, e cioè non più al primo Lamennais, ma al Lamennais democratico ed orientato a sinistra. Il Discorso sulla Nuova Arma di Homo VElogio funebre di O' Connell del giugno 1847, Vorazione pei morti di Vienna del novembre 1848 rivelano senza dubbio alcuno influsso lamen­nesiano, e cioè si basano sulla interpretazione liberale e democratica del Cristianesimo, di cui il Lamennais si era fatto deciso patrocinatore da un certo momento in qua dello sviluppo del suo pensiero, dopo la fase ultramon-tanistica.
Ma, indipendentemente dal Ventura, parecchi nella penisola, soprat­tutto a Torino e a Modena, simpatizzarono col Lamennais. Questo movi­mento però, attinente più all'aspetto filosofico e religioso del suo pensiero della prima fase, non ha mancato di essere rilevato e studiato. 2)
1) v. Il movimento lamennesiano in Italia, Nel centenario dall'Enciclica: Mirati nos. Il P. Ventura e il Giornale ecclesiastico, in: La civiltà cattolica, quaderno 1972, 20 agosto 1932, voi. Ili, p. 314. In questo periodo il Ventura fu un fervente lamennesiano. Il Giornale eccle­siastico, che si pubblicò in Roma nel 1825 con la sua collaborazione prima e poi da lui diretto, era informato al pensiero del Lamennais, allora anche, a dire del Ventura, gran difensore oltre che dell'altare, del trono. Per le idee politiche del Ventura in questo periodo si veda il trat­tato: Commentarla de juro publieo ecclesiastico, pubblicato a Roma nei primi del 1826, nel quale il Ventura si pronuncia senza meno contro le forme democratiche e costituzionali od afferma Io massima subordinazione dello società civile ad una autorità più elevata e più nobile, quella religiosa. Questa pubblicazione, inspirato pure al Lamennais, ma anche a De Bonald, De Maistre ecc. ... non mancò di procurare al Teatino critiche e avversioni (v, la continua-rione dell'articolo citato della Civiltà Cattolica, nel quaderno 1974, 17 settembre 1932, voi. Ili, p. 574. L'articolo intero è del P. Pietro Puri S. L).
2) BJBBNABDJKO RICCI, Domenico Ricci e U movimento lamennesiano e neoguelfo in Mo­dena, Modena, 1914. Cfr. ancora lo studio del Pieri, già citato.