Rassegna storica del Risorgimento
1779 ; TOSCANA ; PIETRO LEOPOLDO GRANDUCA DI TOSCANA ; STATI UN
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La rivoluzione americana e il progetto di costituzione, ecc. 377
una specie di costituzione al popolo toscano: in parte quindi per propria convinzione, ma in parte anche per non lasciarsi prendere la mano dagli avvenimenti. Questa sua convinzione ideologica si rivela appieno nella enunciazione delle massime generali esposte nel Proemio, che ripete pari pari i concetti dello statuto virginiauo; mentre la volontà conservatrice del sovrano risulta dal testo della costituzione stessa, assai meno liberale di quanto era dato a sperare dalle premesse teoriche. L'autorità sovrana conferita alla dinastia per diritto divino; un fortissimo potere esecutivo nelle mani del Granduca; il controllo più assoluto di ogni branca dell'ammi-nistraeione statale;' un'assemblea composta di possessori e quindi nella migliore delle ipotesi di moderati; sono tutte cose che lasciano assai perplessi sulla realizzazione dei principi proclamati.
In genere si ha l'impressione che il Granduca volesse limitarsi a cointeressare l'inerte popolo toscano alla vita politica dello stato, onde trovare in lui un appoggio nella generosa lotta che egli stava sostenendo contro le sopravvivenze del feudalismo e l'invadenza clerocratica; si ha l'impressione che egli volesse incoraggiare le forme di un certo autogoverno, ma non molto di più.
Non era poco! Era il punto limite per la monarchia paternalistica; era il massimo delle concessioni che un sovrano intelligente e previdente del '700 potesse fare agli incipienti ideali liberali e democratici. Passato questo punto limite, Pietro Leopoldo avrebbe scavato la fossa alla propria sovranità: e tale non era la sua intenzione. Tutto il suo atteggiamento posteriore, a cominciare dalla svolta antimonarchica della rivoluzione francese e dalla sua ascesa al trono imperiale lo stanno a dimostrare: è l'atteggiamento di un sovrano, disposto ad attuare certe riforme, ma consapevole e geloso delle proprie prerogative.
E comunque curioso che agli albori del Risorgimento, sia proprio un principe di casa Asburgo ad invitare una parte degli italiani a riconoscersi maggiorenni e partecipare al governo della cosa pubblica; ed è curioso che questo avvenga per suggerimento di iniziative sorte al di là dell'oceano.
La rivoluzione americana continuerà ad esercitare la propria influenza su tutto il corso del Risorgimento e costituirà l'ideale cui si ispirerà quella corrente democratica radicale che confluendo poi nel mazzinianesimo si differenzia dall'altra di tendenza socialista, gravitante piuttosto nella orbita del giacobinismo francese. Tale contrasto pur col parziale accordo della azione politica si manifesta nella amichevole polemica epistolare fra i due patriarchi dei moti risorgimentali: Filippo Buonarroti e il frusinate Luigi Angeloni. *) Quest'ultimo anzi afferma 2) che fu la rivoluzione americana ad ispirare la prima grande società segreta la quale fu quasi come il germe delle successive altre d'Italia: la Filadelfia; questa, iniziando la lotta contro il dispotismo napoleonico, avrebbe appunto derivato a detta dell'Ange* Ioni il proprio nome dalla città delle Colonie Unite, dove il 4 luglio del 1776 fu solennemente proclamata la Dichiarazione d'indipendenza.
CABLO FHANCOVICH
') ROMANO-C ATANfA, Filippo Buonarroti, Palermo, 1902, p. 176 o sgg. D. GANTIMOHI, Utopisti e riformatori italiani, Firenze, 1943, p. 165 e sgg,
2) L, ANGELONI, Alta valente ed animosa gioventù d'Italia, Londra, 1837, p. 403.