Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; SLAVI ; GIORNALISMO
anno <1954>   pagina <380>
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Giuliano Gaeta
in lingua italiana del 1848, Le Rimembranze della settimana,l) che cioè ap­pena quando con altro opuscolo venne il conte Janko Draskovich 2) a soste­nere la causa nazionale, a Zagabria le damo dell'alta aristocrazia e della borghesia, le quali aveano perfettamente dimenticato la lingua dei loro padri si misero ad apprenderla ex novo.
Per cui, da tale confessione, ci vien fatto di porre qui un problema, e cioè se va considerata lingua nazionale quella in cui ci si esprime dalla nascita, d'istinto o quella che si apprende poi, in seguito a studio. Problema questo che ritorna spesso nello studio dei documenti del risorgimento croato. Così, nell'opuscolo Voce di un patriotla, stampato a Fiume nel 1860, 3> l'autore asserisce di essere croato di sentimento e di lingua, però dice di non saper scrivere in croato per non aver frequentato una scuola croata, e di essere quindi costretto a scrivere in italiano. 4) Ed anche dinanzi ad una tale pub­blica dichiarazione si resta, senz'altro, alquanto perplessi.
Certo che non tutti gli assertori dello slavismo furono d'accordo, almeno al tempo dei moti quarantotteschi, di usare per la loro propaganda una lin­gua che slava non fosse. Ed il giornale raguseo che sostituì nel 1848 le Ri-membranze della Settimana, e che, fra tale anno ed il successivo, si dimostrò fra i più decisi ed i più intransigenti fautori del risorgimento jugoslavo, cioè L'Avvenire, sopportò gli attacchi di un suo confratello in lingua croata, il Novine Dalmatinsko-Hrvatsko-Slavonske, perchè giornale in idioma stra­niero . La risposta che quest'ultimo si ebbe il 10 febbraio 1849 era signifi­cativa: l'autore dell'attacco avrebbe dovuto leggere quanto il signor Kuzma-ni ripete sullo smercio del suo giornale slavo tra i Dalmati; avrebbe dovuto sacrificare l'amore della sua utopia alla realtà, che nel suo soggiorno in Dal­mazia e nel Monte nero avrà avuto occasione di osservare, e avrebbe potuto conchiudere che, salve poche eccezioni, la universalità di quelli che leggono giornali nella Dalmazia ha bisogno di apprendere dall'italiano le verità slave e che infine L'Avvenire, bene o male, si assumeva questo doloroso forse, ma praticamente necessario incarico.
Un giornale che, sorto a Zara nel 1862 col nome di H Nazionale e che poi si trasformò in giornale croato col nome di Narodni List, il 28 dicembre 1878, essendo allora bilingue, diceva:
Nell'anno 1862 sorse il " Nazionale , esso portava con sé nei mondo un microscopico supplemento, il " Narodni List,,. In quell'epoca, quest'ul­timo fatte rare e lodevoli eccezioni non era letto se non nelle capanne del nostro contadino e dal clero montano.
Il che ci dice, in parole povere, che il contadino dalmata sapeva leg­gere e leggeva in croato. Sarebbe assurdo pensare che il pescatore, il facchino od il marinaio delle città costiere abbia avuto una cultura inferiore a quella del contadino dalmata. Ma coloro che avevano portato il giornale zaratino alla sua trasformazione da italiano in croato, nelle surriportate parole se non lo dicono esplicitamente, ben fanno intendere che tale pescatore, tale
*) Numero del 24 giugno.
v L'opuscolo s'intitolava Ein Wort an Ilieriens hochltarsigo Tocheter. 3) Tipografia di Ercole Rezza.
*)< ledasi E mio studio Le origini del giornalismo fiumano, capi III (in corso di pubblicazione nella rivista Fiume, Roma, 1954).