Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; SLAVI ; GIORNALISMO
anno <1954>   pagina <382>
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Giuliano Gaeta
H processo di slavizzazione divisato, vorrebbe dire 0 cedere la Venezia Giu­lia e la Dalmazia all'insorgente Italia, la Stiria e la Carinzia all'insorgente Germania, rinunciare alle pretese Bull'Unglieria ed altro ancora.
Ora, si afferma, per impedire che un tanto avvenga, bisogna sostenere l'Austria. Poi, al momento opportuno, necessiterà cedere quelle zone ita­liane (come il Lombardo-Veneto) e quelle tedesche settentrionali che met­terebbero altrimenti in gioco le possibilità assorbitrici slave, ciò dunque per poter con maggiore sicurezza pensare alla slavizzazione delle zone ita­liane e tedesche rimanenti, nonché della totalità delle magiare.
Programma chiaro e preciso, pubblicamente enunciato probabilmente con lo scopo d'impedire che le masse, trascinate dal sentimento o da rancori, deviassero. E l'idea di questo grande stato slavo che si sarebbe contrap­posto alla Russia, che avrebbe ereditato la grande tradizione degli Absburgo, certo deve aver agito favorevolmente, per quanto concerne la psicologia dei popoli slavi dell'Austria, di modesta proporzione numerica ciascuno, tutti di modesta tradizione nazionale.
In genere gli italiani non sentirono questo pericolo e videro nel croato che li combatteva lo strumento cieco della reazione austriaca, non lo stru­mento di un movimento risorgimentale che non aveva saputo e voluto esser tale senz'essere ad un tempo imperialista e snazionalizzatore. Forse questo pericolo lo intrawidero i liberali viennesi, e qualcuna delle barzellette che allora fiorirono contro Jellacié e le sue truppe stazionanti nei dintorni di Vienna può essere interpretata come la visione del pericolo di un'incipiente snazionalizzazione da parte dei croati. *'
Cert'è che, dopo il periodo quarantottesco, la politica interna dell'Au­stria, ha un mutamento importante. Con o senza costituzione, con o senza parlamento, l'idea federalista austriaca si fa sentire. La sostiene anche un italiano, Alessandro Mauroner, con un suo quotidiano che esce a Vienna dal 1850 al 1857, II Corriere Italiano*2) E poiché // Corriere Italiano è sovven­zionato dal governo, è facile dedurre che quest'idea federalista, sia essa nel suo stato dottrinario pieno, sia in uno stato larvale, trovi dei sostenitori negli stessi ambienti ministeriali. Non è invece molto chiaro come, per esempio nel predetto giornale, non ci si renda conto del programma espresso senza ambagi dagli slavi nel 1848-49. Forse lo si vuole ignorare di proposito per dare all'Austria quell'equilibrio di cui ha bisogno quando ormai la speranza di una germanizzazione è fallita, e la difesa dell'italianità è, per lo meno per gli ambienti ministeriali succitati, una delle armi per raggiungere quest'equi­librio senza la vittoria cui gli slavi aspirano. Ma queste sono ipotesi sulle quali non è il caso di soffermarsi.
Cert'è che l'elemento slavo conta ed, in prosieguo di tempo, conta sempre più. La pubblicistica italiana crede di vedere, nella seconda metà
*) Trovo in WUz und Satire Anno 1948, di CAST. EUMNGEH, Wiener Vcrlog, 1948, capitolo Gedanken oline Maulkoxb, la (tegnente: Kundmuchimg: Alle diejenigcn, die nochnach {Jaden za reiflcii gedenkoo, macaco wir daraiif auftncrksan, dass man sich ohne Kcnntnis der krooiinchen Surache dort nicht melir bewcgen kann. Ausfterdem ist OB Gcbrnucli, za Anfang undEnde cine jeden Satzcs "Zivio .Jollncié,, zu migcn. Audi wiinschl die landeafuratliche Stadi: tiem kroatiachen KSnigrcich untcr dem Nomea " Zswurzgclbiiclrich,, oiuvei'leibt za werden .
3) Vedati il mio suggir. // Corriere Italiano di Vienna (1850-57) ed il suo redattore (in corv.o di pabblicazione).