Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; SLAVI ; GIORNALISMO
anno <1954>   pagina <383>
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Atteggiamenti dottrinari e giornalistici, ecc. 383
dell'ottocento e nei primi del novecento, una sempre più decisa azione governativa di incitamento degli slavi contro gli italiani, con lo scopo preciso di dominare questi ultimi, sempre ribelli. Abbiamo visto in realtà che i primi erano servitori infidi del regime, non ribelli aperti, ma ribelli nel loro intimo più pericolosi dei secondi, che, ancor soggiogati, aspiravano già al dominio sui loro stessi padroni. E quest'aspirazione non era eerto propria degli ita-liani, i quali non avevano avuto nei loro programmi mete che si potessero neppur lontanamente raffrontare con il programma citato della slavizzazione di Vienna e di Budapest. La pubblicistica italiana era, nonostante le espe­rienze, ancora accecata dal mito della fratellanza dei popoli, considerava ancora i croati di Jellació fuori del movimento risorgimentale jugoslavo, pun­tava ad un moto comune italo-slavo, che desse il colpo di grazia al decadente impero e costituisse un'Italia forte, la quale giungesse ai suoi confini naturali, oltre i quali ci fosse un alleato democratico forte, la nuova Jugoslavia.
E Videa Italiana, periodico di Rovigno, l'il ottobre 1911, narrava che l'imperatore d'Austria stesso, sia pur per le lamentele del vescovo di Trieste, lo slavo Dobrilla, aveva invitato quest'ultimo a risvegliare gli slavi d'Istria contro gli italiani, pretesi loro tiranni, sì da farli assurgere alla vi­sione ed alla nozione dei propri diritti nazionali e della propria forza.
Tutta questa visione delle cose era corrispondente alla politica austriaca del divide et impera , era quindi persuasiva. Ma, in realtà, in quanto era l'Austria che si serviva degli slavi per rompere l'azione antiaustriaca degli italiani, ed in quanto erano gli slavi che si servivano dell'Austria, facendole intrawedere una sua convenienza attuale, e preparando la propria conve­nienza avvenire, la realizzazione di quel programma che troviamo enunciato nel 1848.
Nello svolgersi degli avvenimenti, gli slavi convinsero l'arciduca Fran­cesco Ferdinando della loro tesi che, di fronte alle difficoltà di realizzazione del loro programma quarantottesco, era stata modificata per quanto con­cerneva la dinastia, i tedeschi e gli ungheresi, ma era rimasta immutata di fronte agli italiani austriaci, indeboliti ormai per l'unione del Lombardo-Veneto al regno d'Italia. Infatti il 1913 portava il programma trialistico di Abbazia, elaborato sulla base del programma che il partito croato puro aveva formulato sotto la guida del Frank, a Zagabria, nel 1893. In sostanza il programma di Abbazia voleva trasformare in triplice la duplice monarchia, colla formazione di un regno di Croazia, sotto la dinastia degli Absburgo, e di tale nuovo regno avrebbero fatto parte la Croazia, la Dalmazia, la Sla-vonia con Fiume e la regione fra la M ur e la Drava, l'Istria, Trieste, Gorizia, Gradisca, le isole del Quarnaro, la Carinola, la Stiria meridionale, la Carinzia meridionale e la BosniaErzegovina.
Nello stesso anno, non per diritto etnico, ma per diritto derivante o pretesamente derivante dalla teoria dello spazio vitale, gli sloveni dichiara­vano in un manifesto elettorale la loro aspirazione su Trieste, dicendo espli­citamente: Trieste per noi sloveni è la via verso il mondo. ')
Intanto, in alcune zone, gli slavi da minoranza erano di fatto divenuti maggioranza, come quando in Dalmazia, nel 1870, il partito autonomista,
1) Vedasi il mio volume Trieste durante la guerra mondiale, Trieste, Edizioni Delfino, 1938.