Rassegna storica del Risorgimento

PAPIRI PASQUALE ENRICO
anno <1954>   pagina <391>
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LE MEMORIE AUTOBIOGRAFICHE DI PASQUALE PAPIRI E I SUOI VIAGGI IN AMERICA
Se non mi sembrasse facile indiscrezione togliere di peso dal De Amicis il titolo da uno dei suoi più lunghi ed avvincenti Racconti mensili del meri­tatamente celebre e fortunatissimo Cuore, vorrei anch'io intitolare così la succinta memoria delle quasi incredibili vicende d'un intrepido e colto patriotta marchigiano dell'800, ricavate dalla interessante autobiografia da lui stesa in più redazioni ed in tempi molto lontani l'un dall'altro, né fino ad oggi apparsa per le stampe.
Nato nel rupestre e romito Piceno in vista delle allora folte selve e degli aspri picchi che fan scudo e corona all'eccelsa e leggendaria Sibilla, appena ventenne, ai primi squilli di libertà, getta alle ortiche la veste dell'abatino e, a fianco a fianco del P. Gavazzi, dello Sterbini, del Masi, del Gennarelli, la sera del 23 marzo del 1848, al Colosseo, arringa eloquentemente il popolo romano ed incita l'ardente gioventù studentesca ad arruolarsi ed a partire pel LombardoVeneto ove s'è scatenata la rivoluzione e presto si svolgerà la guerra per la cacciata dello straniero.
Tale l'esordio di Pasquale Enrico Papiri, di Montefalcone Appennino (e chi lo ricorda ora?), attraverso le di cui pagine inedite rivive fedele e minu­ziosa la narrazione di tutti gli avvenimenti del Battaglione Volontario Univer­sitario Romano, vicende note si, in complesso, anche attraverso altri consimili lavori (ottimo quello dello Zamboni ad esempio), ma tutt'altro che inutile perchè singolarmente ricca di nomi, di fatti., di particolari minuti e precisi, ora curiosi, ora epici, ora completamente ignoti, sicché la lettura riesce non soltanto piacevole, ma benanche storicamente utile ad una migliore cono­scenza di avvenimenti italiani di capitale importanza.
Arruolatosi poscia nel 1849 nella Legione Italiana di Garibaldi, il corag­gioso studente partecipa ai combattimenti di Palestrina, Velletri, Porta 5. Pancrazio, fino a quando viene ricoverato all'Ospedale dei Pellegrini in seguito a grave ferita riportata nel combattimento del 3 giugno pugnando ai Quattro Venti', e questo gl'impedisce di seguire l'Eroe nella storica ritirata verso S. Marino.
Rimessosi alquanto, rimpatriò, ma (animo libero e spirito irrequieto qual'era) non sopportava la stretta vigilanza poliziesca cui era sottoposto, motivo per cui trova pace (o almeno spera di trovarla) soltanto quando il 27 ottobre 1850 a La Spezia si imbarca per l'America.
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A bordo della storica nave da guerra Constitution, bistrattato dall'equi­paggio più che tollerato, l'esulo marchigiano s'accorge subito che il vagheg­giato regno della libertà non ha sorrisi per lui.
Fin dal giorno dello sbarco a Nuova York (10 gennaio 1851), conduce colà vita così grama e gli capitano addosso tante strane e dolorose vicende, che, a malapena riesce a sbarcare il lunario facendo appello al suo mirabile