Rassegna storica del Risorgimento

PAPIRI PASQUALE ENRICO
anno <1954>   pagina <392>
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Enrico Liburdi
spirito di abnegazione e mettendo a contributo le sue più svariate abilità di professore di Lingue, marinaio, commerciante, ingegnere, perito, pittore, imbianchino, ritrattista ecc.: un tutto fare, insomma, di onesto e volenteroso genialoide le cui abilità ahi! non bastano tuttavia a salvarlo (vittima non si comprende di quali subdole trame) dall'internamento nell'isola dei pazzi a Blackwell nella Baia di Hudson ove condusse vita infelicissima dipingendo ed anelando la perduta libertà.
Riuscito con grande rìschio e fatica a fuggire a nuoto da quell'odioso luogo di tormento, la miseria lo perseguita si che lo fa nuovamente incappare in altri guai, con l'internamento in una Casa di Poveri, altra caratteristica istituzione anglo-americana, un quid medium fra le Stinche fiorentine ed una Casa di Lavoro per condannati al domicilio coatto. E qui descrizioni di usi, costumi e tipi alla Carlo Dickens, accrescono l'interesse alle memorie del povero Papiri perchè ci rievocano consuetudini ed istituzioni dell'America ottocentesca e che oggi non sarebbero (suppongo) neppure immaginabili.
Rimessosi alquanto il poveretto nel fisico, e nel morale, la vita torna a sorridere al nostro esule che or comincia a sentire nostalgia della patria lontana.
Visitato una seconda volta a Clifton Giuseppe Garibaldi, ospite di casa Meucci, inizia una lunga peregrinazione per l'America settentrionale e cen­trale (e va a Filadelfia, Baltimora, Cuba, Nuova Orleans) per far poscia ri­torno in Europa sbarcando a Marsiglia proprio due anni dopo la partenza da La Spezia.
Si chiudeva cosi pel Papiri, con bilancio fallimentare, un biennio di vita americana, né egli risenti il desiderio di ritornare nella libera terra di Washington ove aveva tanto sofferto, mentre la nostalgia dell'America latina (da lui percorsa in gran parte nei successivi viaggi), ognora lo punse, anche per aver colà lasciate non poche traccie della sua multiforme ed utile attività. Però, il ricordo di tanti luoghi visitati e che ora hanno subito una cosi sbalorditiva trasformazione, è, senza dubbio, cosa per noi interessante, anche perchè ci fa conoscere quanto difficile fosse, anche allora, la vita dei nostri esuli sbalestrati tanto lontano da necessità di lavoro o dalle dolorose vicende del tempo: e di molti di questi pionieri dell'emigrazione operaia e politica italiana Pasquale Papiri ci dà segnalazioni e cenni veramente pre­ziosi quanto più impensati e vivaci. In ciò sta tutto l'interesse di queste ine­dite memorie.
A Marsiglia le faccende del nostro non pigliano però miglior piega.
Sbarcato appena e volendo- proseguire per la Svizzera, è arrestato per­che privo di documenti personali. In grazia della valida intromissione di patriotti di sua conoscenza riacquista si la libertà, ma per essere consegnato alla polizia confinaria del Piemonte! A Nizza, per i buoni uffici di Vincenzo Catta beni, Felice Orsini e di altri amici dello Stato Romano colà rifugiati, e finalmente liberato.
Riposatosi alquanto dopo queste nuove ed immeritate disavventure, il nostro giovane smania, disgraziatamente, di rivedere il paesello nativo. E mal gliene incoglie perchè, sprovvisto com'è di passaporto, nò volendoglielo rilasciare la Nunziatura Pontificia di Torino, avventatamente si pone lo stesso in marcia pedestremente per le Marche nel cuore dell'inverno del 1853.