Rassegna storica del Risorgimento
PAPIRI PASQUALE ENRICO
anno
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1954
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pagina
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395
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Le Memorie autobiografiche di Pasquale Papiri, ecc. 395
Non partecipò allora alla campagna del 1866 porche lo stesso Nicola Fabrizi Capo di Stato Maggiore di Garibaldi cui egli erasi rivolto por l'arruolamento, lo sconsigliò dal farlo, dicendo che l'opera sua avrebbe potuto essere di maggiore utilità alla Patria rimanendo in Fermo impegnato nell'organizzazione civile di assistenza militare alla guerra cui, infatti, efficacemente cooperò.
Nel 1867 invece si contenne diversamente.
Interrotti gli ozi venatori autunnali sulle balze della natia Sibilla, se ne va zitto zitto a Terni e partecipa alla breve campagna garibaldina.
A Monterò tondo Missori destina Papiri ad Ufficiale di Stato Maggiore ed a Mentana (asserragliato coi suoi bravi nel castello) si comportò da valoroso; poi, al Quartier Generale Pontifìcio a Villa Santucci, parlamentando coi Generali Kanzler e Polhis, ottiene la conferma dell'onorevole resa stipulata a Mentana.
Riuscito a cavarsela dignitosissimamente, Ha la fortuna di tornarsene a Terni ove (come se si fosse trattato della cosa più naturale del mondo) ci narra con molta semplicità l'epilogo della campagna di guerra: Ritirai le mie bisacce lasciate in casa particolare; involsi la spada con carte e, passata la mezzanotte in un Hotel, partii col primo treno per Porto S. Giorgio. Arrivai di buon'ora e, nella carrozza che mi condusse a Fermo, dalla Stazione, ebbi compagno di viaggio il Capitano dei Regi Carabinieri Vincenzo Valorani. Si parlò di cose indifferenti e, smontato a poca distanza dalla porta di casa, rientrai nelVappartamento che mi affittava la Contessa Erioni e sospesi la spada così incartata sopra la libreria.
Era il 6 novembre e la mattina del 7 incominciai il corso di lezioni al-P Istituto.
Queste poche note autobiografiche, che non ho saputo trattenermi dal trascrivere, bastano a dipingere la semplicità di uno stile, l'austerità di un carattere. E forse, nella loro schietta sincerità che rasenta spesso la sciatteria, meglio di ogni mia parola invoglieranno alla lettura (qualora si stampino) di queste memorie di chi operò per la Patria con tanta e sì rara generosità.
Non dalla bocca del Papiri vennero i fermarli a conoscere quanto fosse stata ammirevole la condotta sua a Mentana, ma dalle parole del petritolese Costantino Tamanti, reduce anch'cgli da quella sfortunata, ma non ingloriosa campagna. Ciò, naturalmente, accrebbe la stima di cui vedevasi ovunque circondato il valente insegnante, il quale, a lungo andare, non si trovò per questo a tutto suo agio in città. E ciò, forse, anche per un certo suo carattere bislacco tendente alla misantropia e che lo faceva quasi sdegnoso dell'umano consorzio. Per evitare, anzi, le futili compagnie, egli narra di aver sempre atteso, anche in Fermo, alle più curiose occupazioni nelle poche ore libere dai doveri professionali scrupolosissimamente sempre adempiuti. Ogni di copiava o traduceva dal greco, dal tedesco, dall'ebraico e perfino dal cinese! Credo osserva che mortificazione più forte all'indole indipendente ed all'ingegno nessuno si sia imposta con volontà più costante e per tempo più lungo.
Per fortuna pensò alfine di attendere a lavori meno singolari ed assai più utili, scrivendo, e poscia pubblicando, un paio di non mediocri romanzi storici d'ambiente marchigiano. Uno di essi (ed è indubbiamente il migliore)