Rassegna storica del Risorgimento
PAPIRI PASQUALE ENRICO
anno
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1954
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pagina
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396
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396
Enrico Liburdi
tratta di Liverotto Uffraduzzi di Falerone, Signore di Fermo*1J Io strangolato a Senigaglia dal Borgia con quel certo suo celebre e sottilissimo inganno; l'altro intitolato Ludovico Uff reducei o l'ultima riscossa dei guelfi nelle Marche*) in cui si narra la trama del nipote del surriferito Liverotto, stroncata dall'astuzia e dalle armi del celebre Mons. Nicolo Bona fede di Monte S. Giusto in quel di Macerata, Vescovo di Chiusi Generale dell'esercito pontificio e munifico committente della grandiosa Crocifissione del Lotto che trionfò nella recente Mostra veneziana e del quale ci ha lasciato un'accurata biografia Monaldo Leopardi dotto, ma non felice padre del grandissimo Giacomo. 3)
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La terza ed ultima dimora in America di Pasquale Papiri (durata dal 1874 al 1887) egli la trascorse in Argentina, nel Brasile, nell'Uruguay, nel Paraguay, nel Perù oltre che nelle Repubbliche dell'America Centrale San Salvador, Nicaragua, Panama, anche qui dipingendo, insegnando o lavorando in svariate occupazioni ora fatto quasi zimbello di rea fortuna, ora egli stesso uomo scontento ed insofferente in mezzo al raggiunto benessere di una tranquilla ed onorata posizione. Forse l'ossessionava la smania di veder ognora cose nuove, viaggiare in nuove contrade, proprio come chi non sa né può trovar pace tormentato com'è dallo spirito dell'avventura e dell'incontentabilità.
Eppure sentiva anch'egli la pacata e sublime poesia dell'agreste natura e spesso le sue Memorie rispecchiano questo senso di dolce poesia dei lontani monti natii nicnt'affatto meno belli delle maestose Ande americane che gli stavano dinnanzi e fra le quali egli ora viveva. Poetiche rimembranze ch'ei fa rivivere, insieme ai ricordi della giovinezza, in un poemetto La Caccia da lui dettato nel 1881 a Guayaquil allorché fruiva della larga e cortese ospitalità del dott. Aniceto Arce, Vice Presidente della Bolivia, come precettore dei suoi figli. 4)
Durante ogni tappa di questo suo lungo pellegrinaggio (quasi ebreo errante dell'America latina), il Papiri s'imbatte in conoscenze vecchie e nuove di questa avventurosa itala gente dalle molte vite che, in ogni borgo, in ogni città, e starei quasi per dire in ogni fazendas od estancia di cosi vaste ed impervie contrade (dai porti all'oliati o reconditi delle grandi arterie fluviali americane alle assolate pianure fino alle impervie regioni della eccelsa Cordigliera delle Ande), gli viene ognora incontro cordialmente sollecita e soccorrevole perchè laboriosa, intraprendente e mai dimentica della Patria lontana.
Quanti nomi rammenta il Papiri nella sua autobiografia di nostri emigranti modesti o ragguardevoli colà operanti e da lui conosciuti o frequentati e dei quali, per merito suo soltanto, ci rimane il ricordo in un prezioso cenno indicativo per chi amasse farne più approfondite ricerche l
1) Fermo, PnccusaHui, 1867.
2) Porto Gvilnnova, Nat allicci, 1871.
3) Pesaro, Nobili, 1831.
4) Fermo, Bacher. 1884.