Rassegna storica del Risorgimento

MARINA AUSTRIACA
anno <1918>   pagina <233>
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L'Austria navale 233
rittimi , cbe egli pubblicò nel 1867 a Lipsia coi tipi del Dunkler, non vi troviamo che l'impronta di un temperamento romantico - epiteto di cui egli si gloriava - espressi ingiusti pregiudizi di easta, chimere e fascinazioni gonfiate e nutrite da una ambizione smodata, senza scopi verosimili, senza direzioni possibili ; una smania brutale di aggrapparsi a tutto, per eorrere qualsiasi avventura che gli potesse fer balenare la conquista di una maggiore grandezza, e ciò perchè irretito nel culto sconfinato di un suo antenato, Carlo V d'Absburgo.
In queste sue relazioni di viaggi annota con scrupolosa esattezza tanto le guardie ch'egli fa sul ponte di comando della Novaraa quanto le messe che il cappellano celebra a bordo. Il suo spirito cattolico, dei più cicchi ed intransigenti, lo rendeva estremamente bigotto. Net l'osservare a Gaeta la casa ohe ospitò Pio IX in esilio nel 1849, si sdi­linquisce ed inveisce in 1111 modo, che il più violento non si può imma­ginare, contro la schiumante turba della rivoluzione . Le continue preghiere e pratiche religiose però non gli impediscono di tradire la sua natura prettamente austriaca. Nel discendere dal Vesuvio, sul quale era salito in esplorazione, si lascia sdrucciolare sulla cenere. Questa speciale locomozione gli dà un gran piacere. Il senso che si prova - egli scrive - è gradevole oltre ogni dire. E' pare quasi di vo­lare, e si sospetta quale essere debba l'orgogliosa gioia dell'uccello da preda, che dall'aria piomba qual dardo, nelle valli profonde . Questo modo di pensare è molto caratteristico e ben poco cattolico. Bisogna essere veramente un arciduca austriaco per. compiacersi nel paragone di un uccello da preda.
Ma talvolta ha anche dei tratti di allucinato dispotismo. Salito ch'ebbe il monumentale scalone del palazzo di Caserta, s'abbandona a questo sfogo':-. Lo scalone di Caserta, è degno della Maestà Reale; (e fin qui nulla di strano). Aver nulla di più bello dell'immaginare il sovrano posto in alto e come risplendente dello splendore dei marmi che lo attorniano, lasciando venire a sé gli umani . E qui, egli esai-gera l'autóri là sovrana fino alla follia. Ma questa follia della gran­dezza, gustata dall'alto degli scaloni, non lo aveva preso anche su quello del palazzo dei Dogi a Venezia ? Poter lasciai" cadere - egli dice - io; sguardo su tulli gli altr4 sentirsi il primo fra tutti, quale il sole di mezzo al firmamento I . Sempre alla grandezza, al fasto all'assoluto dominio egli aspirava, in una contìnua esaltazione.
Troppo ci distrarrebbe dal nostro argomento spigolare dai volumi dell'arciduca tutti quei tratti, nei quali la smania della grandezza confina coli 'irreale spezialmente quando si soffer-ma a narrare, le eseur-. sioni fatto in quella Spagna, ch'egli vedeva umiliata sotto la domina­zione d'un Borbone, anziché gloriosa sotto quella d'un Absburgo.