Rassegna storica del Risorgimento

AMERICA ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1954>   pagina <423>
immagine non disponibile

Corrispondenti americani del Mazzini 423
Per quanto non possa parlarsi di identità di pensiero politico e sociale del Mazzini col Cluseret e col Linton, è peraltro significativa la valutazione che evidentemente il Mazzini faceva della loro opera in quanto coincidesse col suo pensiero e coi suoi propositi di azione, e, a questo proposito, non è trascurabile che nel Taccuino figuri il nome di Amilcare Cipriani, amico di Vincenzo Caldesi, con questa nota giovine onesto, risoluto a qualunque cosa: siamo nei tempi in cui il Mazzini pensava ancora, e seriamente, a un moto rivoluzionario che affrettasse la liberazione di Roma e Finstaurazione della Repubblica.
Lasciando, col Linton, i nomi noti, si esprime il desiderio di opportune ricerche per sapere qualcosa di un americano, Charles A. Page, che era con­sole degli Stati Uniti d'America a Zurigo, dove, come è noto, il Mazzini soggiornò a più riprese.
In rapporto con l'interesse preso dal Mazzini, specialmente negli ultimi anni della sua vita, per i problemi di assistenza sociale e di educazione, stanno altre note del Taccuino. Un George Howard può, nonostante l'età, essere tut-t'uno con George Efliott Howard (1849-1928) noto studioso di problemi dell'educazione, lo stesso deve dirsi di Edward Lillie Pierce (1829-1897) di Boston, e di Elisabeth Palmer Peabody, a cui si deve, sulla traccia del Froe-bel,il primo giardino d'infanzia istituito in America, a Boston. Nel Cata­logo della Domns è stata per intero pubblicata un'importante lettera della Peabody al Mazzini, datata da Cambridge 18 marzo 1863. Mi astengo dal parlarne perchè, prima anche della pubblicazione del Catalogo, ne fu chiesta copia dal dott. Joseph J. Jones dell'Università di Austin (Texas), che, certo, la illustrerà degnamente.
Dall'America del Nord torniamo nel Sud: dove troviamo soltanto emi­grati italiani.
L'azione n. 8 da L. 25 del Prestito sottoscritta a Buenos Ayres fa pen­sare a G. B. Cuneo, fedelissimo al Mazzini, e ne dovremo riparlare. Nulla invece io posso dire di un Dezzi, abitante a Buenos Ayres (Strada Rivadavia n. 208).
Per più rispetta interessante è invece la menzione di Luigi Rogiero, un mazziniano di Genova, di mestiere cappellaio, condannato anche lui a dieci anni di lavori forzati per la sommossa del 1857, ma in contumacia. Le sue vicende sono già note dall'Epistolario (Voi. XXXIV, XXXV), e ne ebbe anche a soffrire la Jessie WMte, non ancora sposata ad Alberto Mario, che col Roggiero aveva in comune l'abitazione. Emigrato nel Perù, a Lima, si mantenne in costanti rapporti col Mazzini, contribuendo alla causa anche col danaro: in una lettera a Felice Bagnino del decombre 1868 il Mazzini manda all'amico e una cambialetta su Rogiero, ohe ha dato assicurazione a trarre per quella somma su lui, ed aggiunge: non ha mai mancato (Epìst. .
LIV, 228).
A Lima vive anche un altro italiano Luigi Giosuè Rainuzzi, ma non sono riuscito a trovarne altre traccio. Peraltro quello che si dico di lui seri-